Il ritrovamento di alcune carcasse di animali sventrate è solo l'inizio di una minaccia di proporzioni gigantesche che sta investendo il tranquillo villaggio sudcoreano di Hope Harbor. Il capo della polizia Bum-seok (Hwang Jung-min), l'agente di polizia Sung-ki (Jung Ho-yeon) e altri valorosi cittadini provano a fronteggiare qualcosa di mai visto prima d'ora... 

Le dimensioni, contano. Potrebbe essere questa la perfetta tag-line di lancio per questo blockbuster di fantascienza dalle proporzioni monstre. Un gigantismo produttivo che, a partire dalla durata (2h40'), riguarda un'operazione folle nella sua ostentata e sfrontata ricerca dello spettacolo, pacchianissima nell'immaginario (ma non priva di lampi di delirante meraviglia) che cerca di unire aspetti visivi di matrice hollywoodiane ed elementi di azione tipicamente orientali. Dopo una prima parte in cui Na Hong-jin dà sfoggio di una buonissima padronanza del mezzo cinematografico nel suggerire la minaccia attraverso i toni del mystery (come già dimostrato nel thriller The Chaser del 2008 e, soprattutto, nell'horror The Wailing del 2016), nella seconda parte è come se il film procedesse per accumulo, giocandosi tutte le carte a disposizione: dal catastrofismo di Independence Day al mondo di Alien, da Predator a creature simil Na'vi che sembrano uscite da uno spin-off di Avatar. La narrazione segue diversi mini gruppi si combattenti comuni, mettendo al centro di questa lotta per la sopravvivenza globale persone ordinarie, amabili reietti e spacconi che sembrano usciti da un action anni Ottanta. Il pastiche riguarda i vari generi (con contaminazioni che spaziano dalla sci-fi all'horror duro e puro, fino ad arrivare a suggestioni da fantasy medievale) ma anche i registri su cui è giocato il film, con diverse punte di grottesco ai limiti del demenziale. E il finale, con una ulteriore svolta di epica grandiosità che sembra uscita da Star Wars, è volutamente aperto e mostra in scena Michael Fassbender e Alicia Vikander trasposti digitalmente per dare volto ai due alieni protagonisti. Vietato pensare che il film affronti temi come la xenofobia e la chiusura della Corea del Sud in termini di politiche immigratorie, oppure la minaccia delle tensioni geopolitiche contemporanee: that's entertainment. Presentato in concorso (!) al Festival di Cannes.


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