The Green Eyes
Les yeux verts
Durata
85
Formato
Regista
Chaya (Douae Butarbuch Mzaouki), 11 anni, vive con il papà e il fratello maggiore Nour (Sayyid El Alami) nella regione delle Landes, in riva all’oceano. Quando scopre che il governo francese li rimpatrierà in Iraq, Nour sprofonda in un sonno inspiegabile. Pur di svegliarlo Chaya farà di tutto, fino a tuffarsi nei suoi sogni per ritrovarlo. 7
Il secondo lungometraggio co-diretto dal duo formato da Fanny Liatard e Jenny Trouillih è un film girato ad altezza bambino che indaga sul trauma della migrazione attraverso gli occhi di una bambina di undici anni. I due registi riflettono sull’impatto emotivo e sulle conseguenze neuro-psicologiche prodotte non solo dal viaggio per arrivare in Europa, ma anche dal profondo senso di disillusione e depressione che colpisce chi non viene accettato dai paesi d’arrivo. In questo senso, viene presa in esame la sindrome della rassegnazione: una grave condizione psicogena che colpisce in particolare i figli di rifugiati o richiedenti asilo a rischio espulsione, provocando in loro uno stato simile al coma o al sonno profondo e prolungato. Alle lunghe sequenze contemplative dedicate alla fitta vegetazione e alla fauna delle foreste francesi si contrappongono diverse incursioni nella dimensione onirica, dove si materializza la fuga dei due giovani protagonisti dalle delusioni e dai traumi che la vita ha riservato loro. Uno spazio in cui i due fratelli riescono a dare forma ai pensieri, alle inquietudini e ai traumi del passato. Liatard e Trouilh cercano di tradurre visivamente la frantumazione della dimensione identitaria vissuta dai due fratelli attraverso immagini dalla forte componente simbolica. Una frattura che assume, in maniera fin troppo esplicita e didascalica, le dimensioni di una marea nera, in grado di assorbire sogni e speranze, cancellando qualsiasi possibilità di futuro. Il film non brilla certo per particolare originalità: il tema della sindrome della rassegnazione era stato già affrontato in passato, con risultati più incisivi come il documentario Netflix Sopraffatti dalla vita o da Quiet life (2021), presentato a Venezia in sezione Orizzonti. Eppure, nonostante alcuni limiti evidenti, compreso un finale fin troppo retorico, The Green Eyes riesce almeno in parte ad affascinare, soprattutto grazie alla sensibilità con con cui adotta una prospettiva infantile per raccontare una storia di resilienza in un mondo turbolento come quello in cui viviamo. Presentato come film d’apertura del Locarno Film Festival 2026.