Mudar de Vida
Mudar de Vida
Durata
94
Formato
Regista
Dopo il servizio militare in Angola, Adelino (Geraldo Del Rey) torna a Fouradouro, nella provincia costiera portoghese. Lì trova la sua ex amante Júlia (Maria Barroso), ormai sposata con suo fratello. Emotivamente e fisicamente provato, incontra e si innamora di Albertina (Isabel Ruth), operaia che sogna una vita migliore altrove.
Con la sua opera seconda, Paulo Rocha fa assumere un’identità netta e originale al Cinema Novo portoghese, unendo al modernismo cinematografico uno stile etnografico che, ancor più della Lisbona del suo esordio, rende i campi e il mare del Portogallo i veri protagonisti della pellicola. Elementi in lotta, con l’acqua che tenta di fagocitare la terra e le case degli uomini, indifferente ai loro sforzi di sopravvivenza. Le premesse melodrammatiche del film vengono utilizzate per raccontare una lotta tra la tradizione (il lavoro di Júlia e dei pescatori e il loro attaccamento al villaggio) e il progresso (rappresentato da Albertina, che non vede futuro in patria e cerca di racimolare i soldi per fuggire in Francia). Adelino si trova in mezzo ai due poli, incapace di scegliere e spezzato in due dall’indecisione: la sua schiena, provata dal servizio in Africa, si fa simbolo anche di questa instabilità, di un Portogallo alle prese con la definitiva caduta del suo impero d’oltremare e con la necessità di mettersi in gioco in una contemporaneità che non prevede tempo di assestamento. Rocha racconta la storia dei suoi personaggi senza sbilanciarsi nel giudizio, con sensibilità documentaristica ma cosciente del cambio di rotta che stava indicando al cinema portoghese: non è un caso che come protagonista abbia scelto il brasiliano Geraldo Del Rey, volto simbolo del Cinema Novo grazie alla sua interpretazione ne Il dio nero e il diavolo bianco di Glauber Rocha. Come già nel suo film precedente, poi, non può passare inosservato il coraggio con cui il regista mostra le contraddizioni e le difficoltà della società portoghese mentre la dittatura salazariana era ancora al potere: il suo Cinema Novo sembra fare da potente controcanto all’Estado Novo di Salazar, mostrando un Paese in cortocircuito. Potentemente ambiguo il finale: reazionario (e codardo?) rifiuto di un vero cambiamento di vita, o espressione di fiera volontà di perseguire questo cambiamento con le proprie forze senza fuggire dalla terra natia? Rocha non dà risposte nette, lasciando lo spettatore a confrontarsi con le tensioni del mondo che racconta, tra destino personale e collettivo, radicamento nel passato e necessità di guardare al futuro.