Profundo carmesì
Profundo carmesì
Durata
110
Formato
Regista
Coral (Regina Orozco) è un infermiera single con due figli piccoli. Conosce il fascinoso truffatore Nicolás (Daniel Giménez Chaco) e per lui abbandona i figli e il lavoro. La coppia inizia a truffare donne sole, ma la gelosia si mette in mezzo.
Ispirato alla storia vera che era già stata raccontata al cinema da I killers della luna di miele, il film forse più celebre di Ripstein trasporta il materiale di partenza negli anni ‘40 messicani, ma per il resto si mostra piuttosto fedele alla cronaca (con tanto di presenza dei figli della donna, abbandonati per poter seguire la sua ossessione amorosa: elemento, questo, decurtato dal film di Kastle). Profundo carmesí è diventando un piccolo cult, forte di un’ottima fotografia e di scenografie ricche e curate. Lo splendore della messa in scena, però, dà alla pellicola un’aria algida fin troppo ripulita, relegando il morboso a certi eccessi di caratterizzazione dei personaggi che dal grottesco sfociano spesso nel patetico. Proprio la scrittura dei protagonisti è quello che funziona di meno: l’ossessione di Coral non sembra avere radici così forti, e nemmeno l’accettazione di questa da parte di Nicolás. L’impressione è che nel cercare (pur riuscendoci) di creare una bella cornice, ci si sia dimenticati dei dettagli del quadro. Un’occasione sprecata, anche se il successo di critica è stato generoso: tra i tanti premi nazionali e non, si segnalano i premi Osella d’oro a Venezia per scenografia, colonna sonora e sceneggiatura.