Robin Hood – Il prezzo del sangue
The Death of Robin Hood
Durata
122
Formato
Regista
Nell'Inghilterra del 1247, Robin Hood (Hugh Jackman) è ormai un uomo anziano, ferito e stanco, lontanissimo dall'eroe della leggenda. Quando l'antico compagno Little John (Bill Skarsgård) gli chiede aiuto per salvare la propria famiglia, Robin torna a combattere, quasi desiderando di trovare finalmente una morte violenta. Gravemente ferito, viene trasportato su un'isola e accolto in un piccolo convento da Suor Brigid (Jodie Comer); qui entra in contatto con una realtà completamente diversa da quella della guerra e della vendetta. Robin dovrà confrontarsi con le conseguenze della propria vita, tra vecchie vittime, nuovi nemici e persone che cercano di sfuggire al proprio passato.
La scelta del regista Michael Sarnoski è interessante soprattutto perché rovescia completamente la tradizione di Robin Hood. Non troviamo il giovane, atletico e invincibile arciere di Errol Flynn, né l'eroe romantico e avventuroso della tradizione hollywoodiana. Per molte generazioni, inoltre, il primo Robin Hood è stato quello del film d'animazione Disney del 1973: una versione fiabesca, ironica e rassicurante che ha contribuito enormemente a creare l'immagine dell'eroe generoso che combatte lo Sceriffo di Nottingham. Nel film di Sarnoski, Robin è invece un uomo alla fine della propria vita, che deve fare i conti con ciò che è realmente stato; il tema centrale è quello della vendetta, rappresentata come una catena senza fine: ogni omicidio genera un nuovo debito di sangue e ogni vittima produce nuovi vendicatori. Importante è anche il tema della morte: Robin all'inizio cerca una fine eroica, coerente con la propria immagine di guerriero, per poi comprendere che può concludere la propria esistenza in modo pacifico e tranquillo. Il problema principale di questa pellicola è però che le sue ambizioni tematiche sono forse superiori alla loro effettiva realizzazione: il passaggio dalla prima mezz'ora, dominata da una violenza brutale, alla lunga parte contemplativa ambientata nel convento è brusco e può lasciare sconcertati. Solo dopo aver ricostruito i rapporti tra i personaggi e le loro identità si comprende pienamente il significato di ciò che accade all'inizio mentre durante la visione alcuni passaggi possono apparire semplicemente confusi. Anche sul piano visivo il film è molto radicale: è spesso immerso in un buio quasi totale e in alcuni momenti diventa realmente difficile distinguere i personaggi e capire cosa stia succedendo. Le poche improvvise aperture luminose non sono mai veramente solari: il cielo rimane plumbeo e l'immagine assume una dimensione sfocata, quasi onirica. Robin Hood – Il prezzo del sangue rimane quindi un'operazione più interessante nelle intenzioni che completamente riuscita nella sostanza. L'idea di raccontare il mito dalla sua fine, trasformando l'eroe in un uomo che deve fare i conti con la propria violenza, è affascinante e alcuni temi — soprattutto la vendetta, la colpa e la ricerca di una morte accettabile — hanno una notevole forza. Ma la struttura discontinua e una certa freddezza emotiva rendono il risultato meno incisivo di quanto le premesse lasciassero sperare.