Spalle al muro
Le dos au mur
Durata
93
Formato
Regista
Il ricco industriale Jacques Decrey (Gérard Oury) scopre che la moglie Gloria (Jeanne Moreau) lo tradisce con Yves, un attore spiantato (Philippe Nicaud). Jacques pianifica allora un intricato inganno che prevede il ricatto della moglie per evitare che l’affaire venga svelato. Ma lei finisce per compiere un’azione che non era stata prevista.
L’esordio di Molinaro è probabilmente anche una delle sue opere più riuscite: tratta da un romanzo di Frédéric Dard, la pellicola è un noir che sa tenere alta la tensione fin dalla prima scena, in cui il protagonista, senza alcuna spiegazione, si sta disfando di un cadavere con una meticolosità che ha del ritualistico. Jacques si comporta per tutta le pellicola con un’eleganza che nasconde un’untuosità luciferina, preferendo torturare psicologicamente la moglie piuttosto che accettare il tradimento e giocare a carte scoperte. Originale e sgradevolissimo, il suo personaggio non si dimentica facilmente; ma anche la Gloria di Jeanne Moreau, come al solito impeccabile, resta impressa per l’aura di fatalismo che sembra aleggiare su di lei fin dai primi istanti. L'efficace scrittura dei personaggi si accompagna a una sceneggiatura precisa e tagliente che omaggia anche un maestro della tensione come Edgar Allan Poe, con la presenza di un cadavere dentro un muro che Jacques non riesce a ignorare nemmeno a obiettivo pienamente raggiunto. Qualche passaggio sa troppo di già visto e alcuni dialoghi sono eccessivamente didascalici, ma il film è comunque valorizzato dalla fotografia di Robert Lefebvre e da una regia suadente che valorizza non solo i personaggi, ma sa anche dare importanza e vitalità a certi oggetti: la carrucola che solleva il cadavere, il rasoio di Yves, o il martello pneumatico finale. Precisione e intensità di sguardo che Molinaro farà fatica a ripetere con altrettanta coerenza nelle opere successive, ma che qui ha pochi cedimenti.