Toy Story 5
Toy Story 5
Durata
102
Formato
Regista
Dopo che lo sceriffo Woody ha lasciato Bonnie per aiutare i giocattoli abbandonati a ritrovare i loro proprietari, è Jessie ad aver assunto il comando nella stanza della bambina, affiancata da Buzz Lightyear come sua fidata spalla. L’equilibrio conquistato viene però sconvolto quando Bonnie, che ha ormai otto anni, riceve un misterioso pacco e si innamora immediatamente di Lilypad, un tablet high-tech a forma di rana. Intelligente, interattivo e irresistibile, Lilypad diventa il nuovo centro dell’attenzione durante i momenti di gioco, mettendo seriamente in crisi il ruolo e l’importanza dei giocattoli tradizionali.
Basta la prima inquadratura per vedere come la Pixar vada a ribadire quello che è sempre stato il concetto principale alla base di questa importante e longeva saga, iniziata nel 1995 con l’indimenticabile primo lungometraggio d’animazione della storia del cinema a essere totalmente girato in CGI. Toy Story 5 si apre infatti con un’inquadratura in soggettiva di uno dei tanti Buzz Lightyear, personaggi di una sottotrama piuttosto scarsa rispetto a quello che è lo scheletro principale di quest’operazione: la paura dell’arrivo dei dispositivi e del digitale come possibile estinzione dei giocattoli tradizionali. Il tema è forte e il regista Andrew Stanton lo declina in maniera semplice ma profonda, seguendo la migliore tradizione Pixar e cercando di non giudicare mai, ma provando a dare un senso di possibile integrazione tra analogico e digitale per offrire il giusto equilibrio formativo alle nuove generazioni. Rispetto ai precedenti titoli del franchise (in primis, il migliore: Toy Story 3) manca una grande scena madre e alcuni spunti sono un po’ troppo didascalici (Jessie esprime diverse volte gli stessi concetti), ma il disegno d’insieme comunque regge grazie al sincero senso di nostalgia che il film trasmette e a quella grande capacità della Pixar di continuare a veicolare con estrema facilità delle emozioni forti: Toy Story 5 riesce infatti a far ridere fortemente in diverse sequenze, ma anche a commuovere per come riesce a parlare senza orpelli retorici del tempo che passa. Funziona ancora una volta anche la caratterizzazione dei personaggi principali, i loro litigi e i loro amori, contrassegnati da un senso dell’amicizia e del gioco di squadra che trova in questa pellicola nuovi elementi importanti di riflessione. Non tutto è perfetto, anzi, ma arrivare al quinto capitolo di una saga con ancora così tante cose da dire è tutt’altro che scontato.