Ghostbusters: Legacy
Ghostbusters: Afterlife
2021
Paese
Usa
Generi
Fantascienza, Commedia
Durata
124 min.
Formato
Colore
Regista
Jason Reitman
Attori
Mckenna Grace
Finn Wolfhard
Bill Murray
Paul Rudd
Sigourney Weaver
Carrie Coon
Callie Spengler (Carrie Coon) si trasferisce con i due figli Trevor (Finn Wolfhard) e Phoebe  (Mckenna Grace), nipoti di Egon (Harold Ramis), in campagna, presso la cittadina di Summerville, dove nonno Egon ha lasciato loro la proprietà di una fattoria semidiroccata. 

Il regista Jason Reitman, alfiere di tanto cinema indipendente americano, raccoglie l’eredità del padre Ivan, dietro la macchina da presa dei primi due film della saga, per un nuovo capitolo dell’amato franchise di Ghostbusters, a lungo atteso e ambientato trent’anni dopo gli eventi narrati in Ghostbusters II (1989). Il cineasta, che da piccolo era solito scorrazzare sul set del primo, iconico film del 1984, insieme al co-sceneggiatore Gil Kenan gioca però molto sul sicuro, nel tentativo un po’ stantio di consegnare ai fan un seguito riveduto e corretto rispetto al falcidiato e bistrattato reboot tutto al femminile del 2016. Nonostante sia evidente come la concezione dell’operazione nutra un sincero debito d’amore e devozione nei confronti dei film originali e dei loro marchi di fabbrica divenuti cult, e Reitman sia evidentemente molto coinvolto nell’operazione anche sul piano dei “fantasmi” familiari, Ghostbusters: Legacy è un film troppo guardingo per appassionare appieno, attento soprattutto a inanellare una quantità eccessivamente cospicua di fan service di servizio (gli zaini protonici, l’automobile Ecto-1, l’ovvio omaggio ad Harold Ramis, interprete di Egon scomparso nel 2014, i marshmallow man, le sequenze in animatronic dal gusto vintage). Il prodotto che ne viene fuori, con queste premesse, è senz’altro diligente, tanto nella scaltrezza comunque mai bieca dell’omaggio al passato quanto nella temperatura emotiva del coming of age, ma non si registrano mai degli scarti davvero degni di nota e si tenta una via di mezzo decisamente tendente al compromesso tra dei calchi smaccati e derivativi del cinema anni ’80 di Steven Spielberg e l’immaginario contemporaneo della serie Netflix di grande successo Stranger Things, puntando anche sul fronte del cast su uno dei suoi più validi giovani interpreti, Finn Wolfhard, ma senza replicarne la freschezza dello slancio nostalgico. Su territori analoghi aveva fatto assai meglio Super 8 di J.J. Abrams un decennio prima, mentre le new entry della storia, il professor Professor Grooberson di Paul Rudd, che cita in classe cult anni ’80 come Cujo (1983) e La bambola assassina (1988), e il personaggio del giovane Podcast interpretato da Logan Kim lasciano abbastanza il tempo che trovano. Anche il ritorno alla carica degli attori originali, da Bill Murray a Sigourney Weaver passando per Dan Aykroyd e Ernie Hudson, appare una tappa obbligata e un cartellino da timbrare più che un’autentica necessità narrativa e per così dire archeologica. Il titolo italiano, “legacy”, punta tutto sul concetto di “eredità” del passato rispetto a quello originale, “afterlife”, incline a sottolineare il tema della vita dopo la morte, risultando per una volta paradossalmente più calzante nel restituire il senso generale. Presentato come film d’apertura nella sezione Alice della Città della Festa del Cinema di Roma 2021.
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