Gli anni più belli
2020
In sala
dal 13/02
Paese
Italia
Genere
Drammatico
Durata
129 min.
Formato
Colore
Regista
Gabriele Muccino
Attori
Pierfrancesco Favino
Micaela Ramazzotti
Kim Rossi Stuart
Claudio Santamaria
Nicoletta Romanoff
Emma Marrone
Giulio (Piefrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria) sono amici da 40 anni, fin dai primi anni ’80 in cui hanno condiviso amicizie e amori, sogni e turbolenze. Nel corso del tempo la vita ha preso per ognuno di loro strade diverse, ma il profondo legame che li unisce non si è mai spezzato del tutto e il destino continuerà a intrecciare le loro esistenze.

A due anni di distanza da A casa tutti bene (2018), Gabriele Muccino realizza una propria personale versione di C’eravamo tanto amati (1974), aggiornando l’eccezionale film di Ettore Scola con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores alla luce della sensibilità dei cinquantenni dell’Italia del 2020. Gli anni più belli parte da questo presupposto, indubbiamente ambizioso ma anche derivativo nel riproporre millimetricamente umori, psicologie e situazioni dell’ingombrante modello di riferimento, per confrontarsi direttamente con le disillusioni di una generazione schiacciata sotto il peso e l’inadeguatezza di padri troppo invasivi, a tal punto da non aver saputo trovare una voce autonoma e aver alimentato in maniera sconsiderata le proprie nevrosi, ipocrisie e mancanze. Un soggetto che si pone in scia agli esiti più soddisfacenti del cinema di Muccino, a cominciare da quella radiografia sui trentenni rappresentata da L’ultimo bacio (2001), e all’interno del quale il regista si muove con una certa dose di forza espressiva ed emotiva e un quantitativo non indifferente di sincerità e, quando necessario, anche di crudeltà. L’affresco che ne deriva, con queste premesse, non può non coincidere con uno spaccato popolare d’ampio respiro, ma nonostante una gestione complessivamente più matura dei propri strillati stilemi e dei suoi consueti eccessi melodrammatici, Muccino sbanda comunque in più di un’occasione, in questo caso probabilmente più per eccesso di generosità che per pretenziosità. La scansione temporale è infatti a tratti troppo repentina e non sempre a fuoco e anche gli eventi traumatici scelti per scandire il racconto (la caduta del muro di Berlino, Mani Pulite, la “discesa in campo” di Berlusconi, l’11 settembre) appaiono talvolta dei collanti zoppicanti, a metà strada tra il kitsch ruspante e il pretestuoso andante. Molto efficaci, in compenso, i giovani interpreti dei protagonisti adulti, tutti somiglianti e azzeccati (in particolar modo Alma Noce, che replica mimeticamente aspetto, voce e movenze della Ramazzotti) e decisamente oltre la sufficienza anche la prova da esordiente della cantante Emma Marrone nei panni della moglie di Riccardo. Scritto da Muccino insieme a Paolo Costella. Musiche di Nicola Piovani, cui si aggiunge in colonna sonora il brano inedito di Claudio Baglioni Gli anni più belli, che ha dato il titolo al film e il cui testo è stato scritto dal noto cantautore romano ispirandosi alla sceneggiatura. 
Maximal Interjector
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