Holy Motors
Holy Motors
2012
Paesi
Francia, Germania
Genere
Drammatico
Durata
115 min.
Formato
Colore
Regista
Leos Carax
Attori
Denis Lavant
Eva Mendes
Kylie Minogue
Edith Scob
Michel Piccoli
Leos Carax
A bordo di una limousine, un uomo d'affari (Denis Lavant) trascorre ventiquattr'ore prendendo le sembianze più disparate, vivendo vite diverse e una miriade di situazioni stranianti e fuori dal comune. A guidarlo, l'assistente Céline (Edith Scob).

Il ritorno al cinema di Léos Carax dopo un lungo silenzio è quanto di più simile a un viaggio al termine della notte (si guardi il nome dell'accompagnatrice del protagonista), una girandola di situazioni che, come il personaggio di Denis Lavant, è pronta ad assumere le incarnazioni più multiformi. Nel prologo c'è lo stesso Carax che apre una parete con un chiavistello e sembra inoltrarsi in prima persona nel proprio stesso film: un preludio a ciò che si vedrà di folgorante narcisismo. Il resto dell'operazione non è da meno: inserti metafisici sulla performance capture, modelle rapite, sequenze antologiche e un ritrovato gusto per l'invenzione dissennata e spericolata guidato dallo spirito maudit di un tempo. Quello di Carax è un film sulla pluralità delle forme dell'immaginario contemporaneo ma anche sulla solitudine dell'immagine globalizzata, destinata a reiterarsi in forme spiazzanti e forse anche arcaiche per sopravvivere a se stessa. Si parte con immagini sullo studio del movimento del corpo umano di Étienne Jules Marey, pioniere del pre-cinema, e si giunge a un parcheggio/cimitero di automobili che parlano tra loro, riflettendo sulla possibile fine che potrebbero fare: una conclusione tragica e grottesca allo stesso tempo, che sottolinea come questo sia anche un grande film sulla morte (dell'attore e del cinema tutto, forse). Edit Scob, proprio nel finale, torna a indossare la maschera che l'aveva resa grande in Occhi senza volto di Georges Franju e, non a caso, è soltanto nel "ritorno alla realtà" che si troverà a indossare proprio un volto che non è il suo. Tra Pirandello, iconografia contemporanea e un eterno ritorno dai contorni nietzscheiani, un grande film filosofico e capace di parlare della contemporaneità con grande spessore. 
Maximal Interjector
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