On the Rocks
On the Rocks
2020
Apple tv+
Paese
Usa
Generi
Commedia, Drammatico
Durata
96 min.
Formato
Colore
Regista
Sofia Coppola
Attori
Bill Murray
Rashida Jones
Marlon Wayans
Jessica Henwick
Jenny Slate
Laura (Rashida Jones) ha due figlie con il marito Dean (Marlon Wayans), impegnatissimo col suo lavoro e sempre in viaggio. Scrittrice in crisi da pagina bianca, la donna ha già venduto il suo nuovo romanzo ma fatica a rispettare le scadenze. I sospetti su un presunto tradimento del marito crescono in lei per influsso del padre Felix (Bill Murray), attempato ma irriducibile playboy.

Primo film frutto dell’accordo del 2018 tra la casa di produzione A24 e la Apple per la produzione e distribuzione di contenuti originali destinati ad AppleTV+, On the Rocks è per Sofia Coppola un progetto fortemente personale e pienamente inscrivibile nella filmografia della cineasta premio Oscar per Lost in Translation. A tre anni di distanza da L’inganno (2017), Coppola torna infatti dietro la macchina da presa con un film che la riunisce a Bill Murray, attore al quale la legano un’amicizia e un sodalizio personale molto forte e che aveva già diretto nel già citato lungometraggio del 2003 con Scarlett Johansson e nello speciale natalizio di Netflix A Very Murray Christmas (2015). «Non dare il tuo cuore a nessun ragazzo. Tu sei mia finché non ti sposerai, e poi sarai comunque mia»: esordisce con questa battuta, su schermo nero e in voce fuori campo, il Felix di Murray, che l’attore riempie della consueta, impagabile recitazione sotto le righe e di quell’espressione buffa, stolida e malinconica che gli hanno cucinato addosso negli anni duemila Coppola stessa per prima e a seguire Jim Jarmusch in Broken Flowers (2005), dove Murray interpretava un tombeur de femmes molto simile ma meno loquace e consapevole, meno spigliato e disinvolto e più incupito e impenetrabile. La scelta di far interpretare a Bill Murray il padre della sua protagonista, che oltretutto come lei è una creativa e le somiglia molto anche fisicamente, carica il film di una forte componente autobiografica: anche la regista, dopotutto, ha dovuto convivere con una figura paterna ingombrante (il padre regista Francis Ford Coppola) e tutti i suoi film parlano di donne rinchiuse in una gabbia dorata, distaccate in maniera dolente dal mondo che le circonda. La sceneggiatura firmata dalla Coppola, in questo caso, presenta però un piglio più dialogico rispetto ai suoi standard, quasi alleniano, e i continui e, non di rado irresistibili, duetti tra Laura e Felix interrogano con spigliatezza e acutezza filosofica tanto una femminilità irrisolta, divisa tra rancori, insicurezze e bisogno di essere ancora desiderabile e “corretta” verso gli uomini che la circondano, e una mascolinità fanfarona, vitalistica, auto-assolutoria e piena di infantili egoismi. Tutti ben incarnati da un Murray, straordinario affabulatore di se stesso, dei suoi tic che dalla persona confluiscono nel personaggio e da moine da bianco privilegiato, mercante d’arte e con viaggi, conoscenze ed esperienze in giro per il mondo che l’hanno portato a sapersela cavare in ogni situazione ma a perdere per strada gli affetti e il suo ruolo di marito e padre. Il copione a tratti manca qualche colpo e si rinchiude un po’ banalmente (e pigramente) in una New York altolocata e di frigida eleganza upper class, tra locali cool, Martini, tavoli in cui Humphrey Bogart propose a Lauren Bacall di sposarla e i quartieri di Tribeca e Soho a fare da fondali, fino alla carezzevole ultima parte ambientata in Messico, con la fotografia di Philippe Le Sourd a dividersi equamente tra interni esotici ma plumbei e malinconici cieli rosati. A dir poco struggente e tenerissima, ad ogni modo, la resa dei conti tra un padre che teme con l’età di diventare sordo (solo) alle voci femminili e una figlia chiamata a risolvere il suo fatale e aggrovigliato daddy issue che finisce con l’influenzare a fondo anche il suo rapporto matrimoniale. In gran forma tutto il cast, dall’ottima Rashida Jones a Marlon Wayans, attore dagli ampi trascorsi nel cinema demenziale ma qui molto misurato ed efficace in un ruolo solo apparentemente secondario, passando ovviamente per il “solito” Murray, coi suoi piani d’ascolto stropicciati e languidi che da soli valgono la visione e spalancano interi mondi emotivi. Il comico che in un frammento televisivo si cimenta con la stand-up comedy è Chris Rock. Tra i produttori esecutivi Roman Coppola, fratello di Sofia, mentre il titolo prende le mosse dal whiskey “Cutty on the rocks” ordinato da Murray nella prima scena al ristorante con la figlia (era un whisky anche il Suntory's Hibiki 17 della pubblicità girata a Tokyo dal Bob Harris di Murray in Lost in Translation). In colonna sonora I Fell in Love Too Easily di Chet Baker, In Re Don Giovanni di Michael Nyman, Nessuno di Mina e Identical dei Phoenix, gruppo caro alla Coppola, sui titoli di coda. La musica che accompagna Bill Murray è eseguita da Paul Shaffer, celebre musicista e personaggio televisivo del David Letterman Show. Presentato al New York Film Festival e distribuito su AppleTV+ nell’ottobre 2020. 
Maximal Interjector
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