Assassination Bureau
The Assassination Bureau
Durata
110
Formato
Regista
Anni ‘10 del Novecento. La giovane ed emancipata Sonya Winter (Diana Rigg) vuole diventare una giornalista di fama. Per farlo, cerca di sventare i piani di un’organizzazione di assassini a pagamento guidata da Ivan Dragomiloff (Oliver Reed) chiedendo che venga ucciso proprio il loro leader.
Il penultimo film di Basil Dearden ha un’atmosfera decisamente più scanzonata rispetto alla maggior parte degli altri suoi lavori. Se è vero che la morte violenta è onnipresente nella pellicola, viene utilizzata più come strumento umoristico che come matrice tematica. Nonostante vengano messe in ballo questioni molto profonde (su tutte, la possibile moralità della violenza, dipendentemente dal trascorso criminale della vittima) e la cornice temporale, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, regali un efficace sguardo parodico dell’Europa di allora, l’interesse principale del regista è di girare una commedia nera dai tratti grotteschi, basandosi principalmente sulla sorniona chimica tra Rigg e Reed e sulla caratterizzazione da terrorista accecato dal potere del personaggio di Savalas. Comicità e avventura si sposano perfettamente, in un viaggio per l’Europa che fu, ricostruita con scenografie coloratissime. Certi effetti speciali risultano fin troppo datati, ma anche per questo funzionano nel contesto grottesco del film. Il vetriolo dell’incipit, reso dalla brillante caratterizzazione di Sonya («Presumo che nessuno voglia negare l’utilità degli attentati nel nostro contesto sociale»), purtroppo si perde via via che i minuti passano, per favorire invece lo sviluppo di buoni sentimenti tra i due protagonisti, ma la pellicola non cessa per questo di intrattenere e divertire. Tratto da un romanzo che Jack London lasciò incompiuto, completato poi solo negli anni ‘60 da Robert Fish. In divertita trasferta, comprimari internazionali del calibro di Philippe Noiret e Curd Jürgens.