Cime tempestose
Wuthering Heights
Durata
130
Formato
Regista
La piccola Catherine Earnshaw (Charlotte Mellington) vive in umili condizioni insieme al padre (Martin Clunes) nella brughiera dello Yorkshire battuta dal vento. Un giorno l'uomo decide di ospitare a casa un povero ragazzino (Owen Cooper) abbandonato dalla famiglia, a cui viene dato il nome di Heathcliff. Una volta cresciuti, i due giovani (Margot Robbie e Jacob Elordi) devono fare i conti con una reciproca attrazione fatta di sofferenza e passione repressa, che esplode quando Catherine decide di sposare per interesse il ricco Edgar Linton (Shazad Latif)...
Dopo Una donna promettente (2020) e Saltburn (2023), Emerald Fennell torna ancora una volta in veste di co-produttrice, sceneggiatrice e regista per una "sfida" cinematografica di indubbio fascino, che si propone di rileggere in chiave ultramoderna, pur conservandone l'ambientazione ottocentesca, il capolavoro di Emily Brontë. Se nella prima parte gli eventi si susseguono a un ritmo che va ben oltre i limiti di velocità massima, al solo scopo di far apparire sullo schermo i due divi il prima possibile, quando la complessità del tormentato rapporto tra i due protagonisti si fa davvero ostica in termini di vendetta e sopraffazione, Fennell ricicla quanto già visto in precedenza, in uno stallo creativo che pesa sulla riuscita complessiva del film. La natura (auto)distruttiva dell'amore impossibile tra Cathy e Heathcliff perde qui sia la dimensione sociale, sia quella gotica, in una trasposizione a metà tra il fiammeggiante classicismo di William Wyler de La voce nella tempesta (1939) e il selvaggio adattamento Wuthering Heights (2011) di Andrea Arnold, che ha come innegabile punto di forza un'audacia erotica di grande forza espressiva. La possente virilità di Jacob Elordi inonda lo schermo, e la sua presenza garantisce una tensione sessuale notevole ma, purtroppo, dell'Heathcliff letterario non è rimasto praticamente nulla. Molto buona invece la prova di Margot Robbie, perfettamente nella parte. Fennell, londinese classe 1985, sa bene come muoversi e rimane fedele alla propria idea di cinema vigoroso, barocco e sfrontato. Il suo stile è ben definito, da prendere o lasciare senza vie di mezzo: tutto è sopra le righe, secondo un gusto per l'eccesso che può esaltare, stordire o irritare lo spettatore, il che non è sempre sinonimo di accumulo scriteriato di intuizioni. Lo dimostrano alcune scelte oculate come i fondali fintissimi rosso fuoco che sembrano usciti da Duello al sole (1946) di King Vidor, manifesto assoluto di mélo su un amore folle e maledetto, o gli interni iperlaccati della lussuosa tenuta Linton, che rimandano sia all'arte concettuale, sia a una variante tenebrosa di Barbie (con tanto di casa delle bambole). Bella colonna sonora contemporanea della popstar Charli XCX.