Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire
Dead Man's Wire
Dove vederlo
In sala - Dal 19/02
Durata
105
Formato
Regista
La mattina dell’8 febbraio 1977, Anthony G. “Tony” Kiritsis (Bill Skarsgård), quarantaquattro anni, entra nell’ufficio di Richard O. Hall (Dacre Montgomery), presidente della Meridian Mortgage Company, e lo prende in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, un cavo teso dal grilletto al collo di Hall.
Questa è la vera storia di un fatto di cronaca sconvolgente: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”. Le azioni disperate di Kiritsis riescono a parlare ancora al presente ed è probabilmente questa la principale ragione per cui Gus Van Sant ha scelto questo difficile progetto per tornare a lavorare al cinema dopo ben sette anni da Don’t Worry. Reduce da diversi film ben poco riusciti – si pensi al pessimo La foresta dei sogni (2015) – il regista americano punta sul sicuro con una pellicola interessante già dal soggetto e ricca di omaggi alla storia del cinema a stelle e strisce. Sembra infatti un film della New Hollywood, Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, e non è un caso che il villain sia interpretato da Al Pacino, protagonista di uno dei più grandi film che parlano di ostaggi dell’intera storia del cinema: lo splendido Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet del 1975. La portata è qui chiaramente molto inferiore, ma Van Sant dà comunque vita a un prodotto godibile e dotato di buona tensione dall’inizio alla fine. Non ci sono grandi guizzi durante la visione o spunti capaci di rimanere impressi a lungo dopo i titoli di coda, ma resta comunque un lavoro riuscito ed efficace in quel che vuole raccontare. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.