Afghanistan, 2021, poco prima del ritorno dei talebani al potere. Naru (Shahrbanoo Sadat) è l’unica donna che lavora come operatrice di ripresa alla principale stazione televisiva di Kabul. In attesa di poter divorziare ufficialmente dal marito e mentre sta lottando per mantenere la custodia del figlio di quattro anni, Naru è convinta che non ci siano uomini buoni in Afghanistan. Le sue certezze potrebbero sgretolarsi quando inizia a conoscere Qodrat (Anwar Hashimi), importante giornalista, che le offre un significativo scatto di carriera, offrendole di filmare la situazione politica in evoluzione all’interno del loro paese. 

Terzo capitolo del progetto di Shahrbanoo Sadat di sviluppare cinque film ispirati a un’autobiografia mai pubblicata di Anwar Hashimi, mescolata a esperienze di vita vissute dalla stessa regista: i due film precedenti di questa ambiziosa operazione erano Wolf and Sheep e The Orphanage. La regista afghana, che interpreta anche la protagonista Naru, ha sicuramente rischiato molto nel realizzare questa pellicola che mescola due situazioni parallele: una possibile storia d’amore che sta nascendo e un momento tragico nella recente storia del suo paese. La vicenda individuale si scontra così con uno sfondo collettivo dal sapore estremamente drammatico, come dimostra il primo incontro tra i due protagonisti che si trovano a dover collaborare per intervistare uno dei talebani che stanno riacquisendo il potere perduto. Sulla carta No Good Men sarebbe un prodotto potentissimo ed estremamente interessante, ma le ottime premesse si perdono a causa di un copione eccessivamente didascalico e ridondante, in cui i messaggi che la regista vuole portare avanti vengono ripetuti eccessivamente e attraverso modalità troppo scolastiche. Qualche forzatura di troppo nei dialoghi, inoltre, toglie un po’ di credibilità a una narrazione che vorrebbe puntare al totale realismo, limitando anche in parte il coinvolgimento complessivo dello spettatore. Gli spunti di alto livello non mancano, ma la resa non è all’altezza dei contenuti che si vogliono raccontare. Il film è stato scelto come titolo d’apertura del Festival di Berlino 2026.

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