Scherzetto
Durata
116
Formato
Regista
Quando figlia e cognato devono partire per un convengo, l’illustratore Daniele (Toni Servillo), ormai stabilitosi a Milano, torna nella sua casa d’infanzia a Napoli per badare al nipotino Mario (Lorenzo Perrotta).
Domenico Starnone si riconferma tra gli scrittori contemporanei più amati dal cinema nostrano. L’adattamento del romanzo omonimo del 2016 è un film da camera in cui Martone ritrova Servillo a cinque anni da Qui rido io. Quasi interamente ambientato in un unico appartamento nel Lavinaio, in una zona non facile proprio dietro la stazione del capoluogo campano, il racconto dello scontro generazionale tra nonno e nipote si trasforma presto in una storia di fantasmi à la Henry James. Questa filiazione viene ben presto esplicitata dal personaggio di Servillo (e dalla sua voce narrante non sempre necessaria), che sta lavorando ad un’edizione illustrata de Il giro di vite: resta però un accenno didascalico che non si confronta in maniera particolarmente originale con l’opera. I fantasmi del passato di Daniele si presentano inizialmente ed efficacemente come inquietanti ombre immobili in giro per la casa, e diventano via via più presenti e rumorose. Quando si arriva al parossismo “horror” la regia va un po’ fuori fuoco, ma Martone sa comunque ritornare presto sui propri binari. Quello che invece funziona alla grande è la scrittura dei dialoghi tra i due protagonisti, in un botta e risposta che magari a volte perde un po’ di naturalezza, ma mai fluidità e ritmo. La relazione tra nonno e nipote, per nulla pacifica ma anche profondamente tenera, non si dimentica facilmente. Sono molte le risate che i loro esilaranti scambi regalano, ma c’è anche tanto spazio per momenti di cupo conflitto. Servillo interpreta con i soliti charme e rigore, ma stupisce il piccolo Pezzotta, mai a disagio nel confrontarsi con il grande attore napoletano. Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia.