Bardo (or False Chronicle of a Handful of Truths)
Bardo, o falsa crónica de unas cuantas verdades
Durata
174
Formato
Regista
Silverio (Daniel Giménez Cacho), un noto giornalista e documentarista messicano che vive a Los Angeles, deve tornare nel suo paese natale per ricevere un importante premio internazionale. Ignaro che questo semplice viaggio lo spingerà̀ verso una profonda crisi esistenziale, l’uomo inizierà a mescolare ricordi e presente, sogno e realtà.
Basta la prima scena (un’ombra di un uomo che inizia a volare) per capire esattamente cosa sta facendo Alejandro González Iñárritu con questo suo settimo lungometraggio: da un lato c’è l’ambizione sfrenata di un film che vuole immediatamente spiccare il volo, dall’altro il riferimento al cinema del suo passato (Birdman), dall’altro ancora il primo di numerosi collegamenti con 8 ½ e forse l’opera di Fellini in generale, di cui questo film è pienamente intriso. Il fascino è subito intrigante, ma allo stesso tempo è subito evidente l’eccessiva sovrabbondanza di un lungometraggio che mette tantissima carne al fuoco: si sente una sorta di ossessione del regista di inserire tutto il possibile in questo film lunghissimo (circa tre ore) che è una sorta di compendio di tutto il suo cinema e allo stesso tempo una pellicola profondamente autobiografica (il protagonista è esplicitamente ispirato a lui, sia nel look che nell’esperienza di vita). Se – ancora una volta – da un lato è vero che il “troppo stroppia”, anche in questo caso a causa di un numero eccessivo di finali, dall’altro non si può non evidenziare un’ampissima serie di sequenze cinematograficamente meravigliose, a partire da quella sulla pista da ballo e dalla grande piramide di corpi/cadaveri ispirati ai desaparecidos: ed è proprio su questo versante politico, e sulle controversie tra Stati Uniti e Messico, che il regista dimostra la massima ispirazione, riuscendo anche a giocare con ironia sul suo “tradimento” in favore del cinema a stelle e strisce. Meno forte è invece lo scontro tra realtà e finzione in quest’opera che gioca di strappi continui, tra passaggi memorabili e sequenze inutilmente autocompiaciute. A ogni modo un lungometraggio che non lascia indifferenti e in cui si percepisce l’enorme impegno e coraggio in fase produttiva. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2022.