Gli Infedeli
2020
Netflix
Paese
Italia
Genere
Commedia
Durata
88 min.
Formato
Colore
Regista
Stefano Mordini
Attori
Valerio Mastandrea
Riccardo Scamarcio
Laura Chiatti
Valentina Cervi
Marina Foïs
Massimiliano Gallo
Euridice Axén
Alessia Giuliani
Una moglie gelosa (Euridice Axen) fa il terzo grado al marito in partenza per le Maldive (Massimiliano Gallo), convinta di essere appena stata tradita. Una coppia (Valerio Mastandrea e Valentina Cervi) si confronta con il tema del tradimento alternando curiosità e sdegno. Un venditore (Riccardo Scamarcio) cerca in una convention l’occasione per una conquista facile, rendendosi ridicolo. Un impiegato (Valerio Mastandrea) passa le serate in un locale porno fingendo di seguire le partite della sua squadra del cuore. Una moglie (Laura Chiatti) crede di cogliere in flagrante tradimento il marito (Riccardo Scamarcio), ma lui le spiega di essersi immaginata tutto. Tre mariti (Scamarcio, Gallo, Mastandrea) fedifraghi si ritrovano a cena per scambiare chiacchiere da spogliatoio.

Remake del film francese Gli infedeli del 2012 (nato da un’idea dell’attore Jean Dujardin), già debitore di tanta commedia all’italiana degli anni ’60 caratterizza da episodi sulfurei e piccoli blocchi narrativi, il remake firmato da Stefano Mordini sceglie una via parzialmente diversa rispetto all’originale, evitando di assoldare più registi e affidando tutta l’operazione a un cineasta unico, che aveva già diretto Scamarcio in Pericle il nero e Il testimone invisibile, sporcandosi le mani col noir e col thriller. In questo caso il gioco, rispetto all’originale, è quello di smussarne la componente più comica, legata a sketch e gag non di rado di grana grossa, per tentare la via di quello che gli autori definiscono “un film a episodi dedicato all'infedeltà dell'uomo e al suo tentativo testardo di mascherarla e giustificarla con molteplici scuse e stratagemmi”. La via della commedia di costume a tinte forti e con maschere deformate, nella tradizione nostrana de I mostri (1963) e de I nuovi mostri (1977), non colpisce però mai nel segno e la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una variazione sul tema, annacquata e inutilmente segmentata nella sua “matassa di narcisismo”, di Perfetti sconosciuti (2016): Gli infedeli, non a caso, è scritto da Mordini con Scamarcio e Filippo Bologna, sceneggiatore del film di Genovese che aveva già provato (malissimo) a giocarsi le stesse carte con Cosa fai a Capodanno? (2018), altro pretenzioso e pestilenziale esempio di commedia nera (o meglio, di “cinepanettone al veleno per topi”, nelle parole dell’autore) che diceva molto dell’incapacità del cinema italiano del nuovo millennio di trovare ispirazione e legittimazione all’interno di un genere spremuto e prosciugato per temi, storie e volti non (più) in grado di aderire alla realtà anche nella sua declinazione black. Ne Gli infedeli si è poi convinti che basti far cambiare acconciatura a Mastandrea per scomodare Dino Risi, che il discorso teorico sulla comicità possa passare da Scamarcio che non riesce a raccontare una barzelletta su San Pietro (wow) e che bastino i freeze-frame vintage a fine episodio per evocare la cartolina mostrificata, che in realtà è solo cartina da tornasole di un’afasia sconcertante d’idee e soluzioni. L’aereo posticcio e in digitale del prologo con Massimiliano Gallo ed Euridice Axen potrebbe far pensare a Storie pazzesche (2014), folgorante e acida commedia argentina a episodi prodotta da Almodóvar, ma la vana illusione di poter solo avvicinarsi a quella cattiveria smagliante è subito sconfessata. Dell’originale francese sopravvivono, nella trama, solo gli episodi La questione e La buona coscienza. Mordini aveva già diretto Valentina Cervi nel suo Provincia meccanica (2005). Distribuito su Netflix nel luglio 2020.
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