La mafia non è più quella di una volta
2019
Paese
Italia
Generi
Commedia, Drammatico
Durata
105 min.
Formato
Colore
Regista
Franco Maresco
Attori
Letizia Battaglia
Ciccio Mira

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, la fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia. A Letizia, Maresco sente il bisogno di affiancare una figura proveniente dall'altra parte della barricata: Ciccio Mira, impresario di feste di piazza, già protagonista di Belluscone. Una storia siciliana (2014). 

A cinque anni di distanza dal suo film sulla storia d’amore incrollabile tra Berlusconi e la Sicilia, il regista palermitano Franco Maresco, grande eretico del cinema italiano e da sempre un tutt’uno simbiotico con la propria città d’origine, prosegue la sua irriducibile indagine nel rimosso e negli anfratti della società palermitana, nelle sue zone d’ombra e nelle viscere delle sue contraddizioni. Realizzando, di fatto, la versione compiuta ed espansa dell’operazione precedente, che raccontava anche dell’impossibilità fatale di raccontare l’ex premier e la sua pervasività nell’immaginario dell’isola. A guadagnare la ribalta con ulteriore forza, in questo caso, è l’incredibile personaggio di Mira, che all’inizio del film sembra cambiato, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen (quartiere difficile del capoluogo siciliano) denominato “Neomelodici per Falcone e Borsellino". Uno scarto narrativo che parrebbe alludere a un ravvedimento di Mira rispetto all’omertoso, abituale sostegno che elargisce sottobanco ai boss locali di Cosa Nostra, ma così non è: le sue parole tradiscono infatti ancora una certa nostalgia per "la mafia di una volta" e il film, animato da un infaticabile ed esilarante furore grottesco, esattamente a metà tra il cinico disincanto e una costante, demistificatoria forma di catarsi, riesce in maniera estremamente livida a farsi largo nelle frattaglie antropologiche della Palermo contemporanea. Indirizzandogli, nonostante tutto e pur nell’evidente mostruosità, una gran dose di spietata compassione, capace di far convivere risate e disperazione, la Sicilia di ieri e quella di oggi, la compenetrazione ambigua e tragicomica tra mafia e antimafia (la storia di un giovane neomelodico, Cristian Miscel, che dichiara di aver avuto l’apparizione in coma di Falcone e Borsellino, ma non rinnega comunque la Mafia, è forse la più agghiacciante e contraddittoria, pur rimanendo incredibilmente spassosa). Maresco, pur mantenendo intatto il suo stile di sempre, riesce tuttavia a rendere nuovamente incandescenti le sue consuete interviste frontali e a introdurre l’elemento delle macchinazioni, dei depistaggi e degli interessi minuscoli e meschini da consumarsi dietro le quinte, con tanto di telecamere nascoste e inceppamenti assortiti che stratificano ancor di più l’incedere del racconto. Sorprendente anche l’ultima parte del film, che incrocia, attraverso un segmento d’animazione strettamente legato al cinema, il vissuto adolescenziale di Mira a quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della sua famiglia, ritenuti da più parti “i Kennedy palermitani”. Per tacere di un elettrizzante blob con Ciccio Mira addormentato e di una scena finale che rientra a pieno titolo tra le sequenze più vertiginose mai girate da Maresco: quasi un’installazione concettuale al confine, come tutto il suo cinema, tra alto e basso (il tricolore italiano incrocia al suo interno, La danza delle streghe di Gabry Ponte), suggerendo attraverso un semplice movimento di macchina all’indietro una dolente e amara presa di distanza da quanto visto fino a quel momento. A Letizia Battaglia, del cui sguardo Maresco sembra sposare in maniera commovente il sentimento gioioso di sopravvivenza ma anche l’amarezza frastornata, il regista aveva già dedicato il film breve La mia Battaglia. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, dove si è aggiudicato il Premio speciale della giuria.

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