Mi chiamo Francesco Totti
2020
In sala
dal 19/10
Paese
Italia
Genere
Documentario
Durata
101 min.
Formato
Colore
Regista
Alex Infascelli
La notte che precede l'addio al calcio e Francesco Totti ripercorre tutta la sua vita, come se la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli spettatori. Le immagini e le emozioni scorrono tra momenti chiave della sua carriera, scene di vita personale e ricordi inediti. 

Mi chiamo Francesco Totti, diretto da Alex Infascelli che l’ha anche sceneggiato insieme a Vincenzo Scuccimarra, si propone come un racconto intimo, in prima persona, dello sportivo e dell'uomo Totti, uno dei migliori talenti del calcio italiano per talento e potenza. A partire dall’autobiografia Un Capitano, scritta dal Pupone insieme al giornalista Paolo Condò, il docufilm ripercorre tutte le tappe salienti della carriera della leggenda giallorossa, che si è legato a vita con la squadra della sua città, la Roma, per 25 lunghi e densissimi anni, dall’esordio in serie A in Brescia-Roma il 28 marzo 1993 fino alla sua partita di addio ancora amaramente scolpita nel cuore di tutti i tifosi, Roma-Genoa del  28 maggio 2017. È proprio da questo commosso e vibrante sipario che il film di Infascelli prende le mosse per raccontare la vita del Capitano: da quando, ancora piccolissimo, si attaccava al Super Santos in spiaggia San Giorgio, ai primi calci alla scuola elementare di Vetulonia, dove le sue doti innate già emergevano, fino all’esordio in prima squadra a 16 anni cui seguiranno lo storico scudetto del 2001, il passaggio sfumato al Real Madrid, il terribile infortunio alla caviglia contro l’Empoli, il rigore contro l’Australia all’ultimo respiro ai Mondiali 2006 e il rapporto con Spalletti, che prima del campionato del mondo in Germania era per Totti amico fraterno e ironico ma sarà anche colui che lo porterà a congedarsi dal calcio giocato tra nervi tesi, tanta panchina e musi lunghi. Mi chiamo Francesco Totti racconta tutto ciò dalla diretta voce del suo protagonista, con una scelta di campo eccezionalmente cinematografica che pochi documentari di questo tipo fanno: il risultato, pur con tutte le prevedibilità biografiche del caso e la convenzionalità di fondo, è esaltante e coinvolgente anche sul piano formale. Totti guida infatti il gioco e sembra stare lui stesso in camera, come quando si mise nel mirino di una telecamera dell’Olimpico dopo aver segnato il rigore dell’1 a 1 in un derby con gli odiati cugini laziali. Potenzialmente accreditabile come co-regista dell’operazione, Totti si conferma nel documentario un narratore di se stesso ironico, passionale e affabile, che non conosce alcuni posti di Roma perché non può girarvi liberamente («Sembra strano, ma Roma per me è in gran parte sconosciuta») e con i romani ha un legame indissolubile che Infascelli carica di una dimensione perfino religiosa, mistico-spirituale, quasi da Cristo profano e figlio redento di una città irredimibile nelle sue passioni. Il Totti del film più a Dio sembra però aderire al Destino, per il quale professa più volte dichiarazioni di fede totale, con punte però di cinismo acido, smaliziato, sornione  e tipicamente romano («Questo tempo è passato. Pure pe’ voi però»). Il film è ovviamente un apogeo dell’epica e dell’estetica tottiana, ma il calciatore non manca di inserire le macchie della sua carriera come lo sputo a Poulsen a Euro 2004, il calcione a Balotelli in Coppa Italia e la spinta a bordo campo allo storico preparatore personale Vito Scala, ricoperto però di scuse e affetto. Oltre a quella per la moglie Ilary Blasi, stupisce anche (ma fino a un certo punto) la dichiarazione d’amore dentro e fuori dal campo per Antonio Cassano, i momenti di campo più esaltanti sono accompagnati dalle dolci note della dream version di Children di Robert Miles mentre è sinceramente commovente la scelta stilistica che accompagna l’ultimo giorno di Totti da calciatore: volti rigati dalle lacrime, puro montaggio e il ricorso epidermico a un brano poco noto di Claudio Baglioni, Solo. Il finale è un monito alla leggerezza divertita con cui affrontare le sfide più ardue e getta una luce speciale sul possibile futuro di Totti dopo la dura rottura burrascosa con la società romanista. Distribuito in sala per tre giorni nell’ottobre 2020 prima di approdare in streaming e su Sky e dopo il passaggio alla Festa del Cinema di Roma 2020, dove Totti avrebbe dovuto tenere un incontro col pubblico poi saltato a causa della morte, nei giorni precedenti, del padre Enzo. 
Maximal Interjector
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