The Animal Kingdom
Le règne animal
2023
In sala
dal 13/06
Paesi
Francia, Belgio
Generi
Avventura, Drammatico, Fantascienza
Durata
128 min.
Formato
Colore
Regista
Thomas Cailley
Attori
Romain Duris
Paul Kircher
Adèle Exarchopoulos
Tom Mercier
Billie Blain
Nicolas Avinée
Un padre (Romanin Duris) e un figlio (Paul Kircher) cercano di andare avanti con la loro vita in un mondo in cui alcuni umani hanno iniziato a mutare con altre specie animali. Molto presto, come sua madre, anche il ragazzo inizia a mostrare segni di una trasformazione che lo cambierà per sempre.

Dopo nove anni dall’esordio con The Fighters - Addestramento di vita (2014), il regista francese Thomas Cailley giunge alla sua seconda prova cinematografica con un film che ha ricevuto ben dodici nomination ai premi César ed è stato scelto come titolo d’apertura della sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2023. The Animal Kingdom è un’opera che parte in medias res, tanto che ancora prima dei titoli di testa ci troviamo in pochi minuti immersi in un mondo segnato dalle mutazioni, i cui segni hanno coinvolto anche la famiglia del giovane protagonista, la cui madre è ormai un ibrido con un animale e finirà per fuggire nella giungla dopo un incidente. In questo percorso di (tras)formazione si notano i semi del coming-of-age simbolico, con lo spirito animalesco che diviene una metafora dell’esistenza del ragazzo al centro della trama, ma anche di un mondo che lui fatica a comprendere e in cui sta cercando di trovare il proprio posto. Girato con eleganza e forte di una buona confezione produttiva, The Animal Kingdom è un film che pecca un po’ di originalità, a causa di diverse svolte narrative troppo prevedibili e dei numerosi titoli che hanno trattato temi simili in passato. Nonostante questi limiti, però, il ritmo è alto e il coinvolgimento funziona per le oltre due ore di durata, grazie anche a una serie di sequenze ben assestate, tra le quali svetta la conclusione e una splendida scena notturna con padre e figlio che cercano di chiamare verso di loro la figura materna, attraverso la loro voce e una bella canzone. Seppur ci siano sequenze poco necessarie e passaggi eccessivamente didascalici, il disegno d’insieme sorprende e funziona per la messinscena e il lato umano di una sceneggiatura capace di toccare corde profonde e lasciare più di uno spunto di riflessione al termine della pellicola.
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