Trafficante di virus
Trafficante di virus
2021
In sala
dal 29/11
Paese
Italia
Genere
Drammatico
Durata
116 min.
Formato
Colore
Regista
Costanza Quatriglio
Attori
Anna Foglietta
Michael E. Rodgers
Andrea Bosca
Paolo Calabresi
Irene (Anna Foglietta) è ricercatrice presso un importante istituto zooprofilattico italiano. Ha una bella famiglia e una grande passione per il suo lavoro, che svolge con intelligenza e lungimiranza per affrontare epidemie dilaganti tra animali che potrebbero mettere in pericolo anche la salute degli esseri umani. A causa di un’inchiesta giudiziaria condotta nel corso di diversi anni, la sua vita è destinata a cambiare.

Irene Colli, la protagonista di Trafficante di virus, ha le stesse iniziali di Ilaria Capua, al cui libro autobiografico è omonimo si è ispirato il film diretto da Costanza Quatriglio e sceneggiato dalla cineasta insieme a Francesca Archibugi. Il risultato dell’adattamento non è però affatto organico, né rispetto al testo di partenza né in rapporto alla sua trasposizione cinematografica. Il taglio scelto dall’operazione è infatti troppo asettico e informativo, nel tentativo di restituire la gelida programmaticità di una vita esclusivamente votata alla scienza, a tal punto da spingere la protagonista a trattare il compagno, che si sente sempre più distaccato da lei, come se fosse una presenza invisibile. Dopo le prime, suggestive battute, che tentano di tenere alta l’asticella della confezione formale guardando in piccolo a certe atmosfere care allo Steven Soderbergh del nuovo millennio, il film si arena però ben presto sotto i colpi di un esubero di dialoghi verbosissimi, scanditi come un libro stampato più che recitati (si veda ad esempio l’apporto al ribasso di un bravo attore come Paolo Calabresi) e incapaci, come tutto l’insieme, di restituire tanto la psicologia della protagonista quanto la complessità dei temi trattati, dall’influenza aviaria al ruolo della scienza nelle questioni pubbliche passando per la mala gestione di fondi europei, destinati in questo caso altrove rispetto al miglioramento di un laboratorio funzionale agli scopi di Irene. Rivedibile anche la dimensione investigativa, che finisce soltanto col mettere ancora più carne al fuoco e generare confusione, pur senza mai snaturare, purtroppo, la sclerotica e paralizzata rigidità di fondo, per non parlare dell’utilizzo fin troppo eccessivo e disinvolto dei flashback e del tentativo di traslare il ritratto femminile interpretato da Anna Foglietta su un piano fin troppo alieno da ogni autentico conflitto e turbamento, iconografia “mariana” inclusa. Per la carriera della documentarista Quatriglio, che aveva già frequentato anche la fiction, un deciso passaggio a vuoto. Presentato fuori concorso al 39esimo Torino Film Festival. 
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