Michael
Michael
Durata
127
Formato
Regista
La vita di Michael Jackson (Jaafar Jackson), anche oltre la musica, dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson 5 alla crescita di un artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un'incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo.
Esplosioni di colori laccati ma ben poche sfumature in Michael, biopic musicale sul “Re del pop”. Il film segue la vita di Michael Jackson dal debutto sulla scena musicale come membro dei Jackson 5, soffermandosi sul rapporto con il padre despota fino al celeberrimo Bad World Tour, che l’ha definitivamente consacrato come uno degli artisti più amati di tutti i tempi... e questo, bisogna ammetterlo, il film non manca di ricordarlo. Michael Jackson viene qui rappresentato più come un’entità semi-divina in grado di ammaliare con il proprio irrefrenabile carisma che come essere umano, rimuovendo accuratamente ogni possibile elemento che possa in qualche modo nuocere alla sua figura. Questo anche a causa di particolari obblighi contrattuali a causa dei quali sarebbe stato impossibile ritrarre determinati eventi o nominare particolari personaggi che hanno invece avuto a che fare con la superstar: non un buon presupposto per un’opera audiovisiva, specialmente se biografica, ma mettiamo da parte per un momento ciò che non ci è concesso vedere per concentrarci sul prodotto finito. La caratterizzazione di ogni singolo personaggio sembra rispettare delle norme ben precise imposte da terzi, motivo per cui Michael viene descritto come un’artista dalle doti innate che per anni è stato soggiogato dal regime del padre, mentre quest’ultimo viene dipinto come un dittatore in piena regola, generando un contrasto manicheo che si protrae per tutta la durata del film (pur vero, ma una sceneggiatura non dovrebbe limitarsi a rappresentare solo ciò che gli conviene). Tutto il resto del cast, tra cui i fratelli con i quali ha condiviso i primi anni di carriera, non sembra essere degno di interesse e la loro presenza scenica è limitata al ruolo di comparse occasionali. L’estetica è quella che ci si aspetterebbe da un film incentrato sulla vita di Michael Jackson, vale a dire una ricolma di quadri laccati e superfici stucchevolmente patinate che si vedono intensificarsi durante le sequenze coreografiche, ma Fuqua non fa il minimo sforzo per regalare qualche momento coraggioso e il risultato è un prodotto di una mediocrità sconcertante, privo di quella creatività che ha invece contraddistinto la carriera di Michael Jackson. L'unica nota lievemente positiva è Jaafar Jackson, nipote di Michael, che si immerge completamente nel ruolo, simulando a regola d’arte le movenze e lo stile di ballo frenetico dell’icona del pop. Nient'altro da segnalare positivo per un prodotto pavido e insipido, in cui lo sforzo produttivo generale è talmente minimo che tanto valeva proporre un disco rimasterizzato. Un film pensato per fare incassi facili, un lungometraggio che, dal punto di vista artistico, merita solo di essere cestinato e dimenticato in fretta.