Odissea
The Odyssey
Durata
172
Formato
Regista
Dopo aver posto fine alla guerra di Troia con un astuto stratagemma, Ulisse (Matt Damon) salpa con i suoi fedeli compagni verso Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland). Il viaggio di ritorno si trasforma però in una lunga odissea, ostacolata da forze tempestose, creature inospitali e dai fantasmi della sua coscienza.
Ulisse, distruttore di mondi: prendiamo in prestito una celebre citazione pronunciata da J. Robert Oppenheimer, dopo il Trinity Test, per lanciare un primo spunto relativo alla rilettura che fa Christopher Nolan del grande poema epico. Già, perché seppur sia vero che il regista di Memento ha spesso raccontato nella sua carriera di ritorni a casa con dinamiche capaci di richiamare l’opera di Omero (pensiamo a Inception o Interstellar, in primis), è proprio con il precedente Oppenheimer (2023) che la sua Odissea crea una sorta di sorprendente dittico. Nolan, infatti, si concentra su un (anti)eroe tormentato, che porta con sé il peso di aver innescato una guerra dalle conseguenze catastrofiche, un Ulisse che non vuole tornare davvero a casa, divorato dal senso di colpa e dai traumi che continua a portare con sé (la straordinaria rappresentazione di Atena, unico dio che viene mostrato nel film di Nolan e vero e proprio fantasma del male inconvertibile che Ulisse sente di aver fatto). Odissea diventa così la storia di un fallimento, di un uomo, un padre e un marito, in balìa di quelle ombre che si porta dentro e che incontrerà in una delle sequenze più oscure di un’operazione davvero cupa e inquietante. Nolan mette così in scena Omero in una chiave estremamente personale, rischiando molto e dando naturalmente spazio a possibili polemiche, ma rimanendo anche del tutto rispettoso dello spirito del testo di partenza e di un personaggio che riesce efficacemente a modernizzare. Nella sua visione così tetra e profonda è assolutamente coerente che ci sia spazio per diverse sequenze dal sapore prettamente horror (a partire dalla splendida scena della trasformazione degli uomini di Ulisse in maiali da parte di Circe) e con effetti visivi che uniscono elementi vintage (il classico rifiuto di Nolan di utilizzare la CGI come d’abitudine nel cinema contemporaneo) alle spettacolari riprese in IMAX 70mm che offrono passaggi semplicemente straordinari, in cui la potente colonna sonora di Ludwig Göransson si sposa perfettamente con la fotografia di Hoyte van Hoytema. Eccellenze di una produzione dove – al netto di alcune concessioni evidenti al cinema d’azione e all’intrattenimento, rese comunque in maniera perfetta – tutto funziona meravigliosamente, compreso un grandissimo cast (Matt Damon e Anne Hathaway strepitosi, ma non solo loro) e naturalmente un montaggio in cui Nolan gioca efficacemente a modo suo con le temporalità, con Ulisse che più che guardare al futuro continua a pensare a Troia, al passato, e noi con lui mentre ascoltiamo i suoi ricordi narrati faticosamente a Calipso (un altro personaggio estremamente malinconico). In questa operazione che scava senza sosta all’interno della psiche umana, in cui il vero abisso in cui rischiamo di sprofondare non è in fondo a un gorgo marino ma dentro il nostro io più profondo, c’è però anche spazio per una luce, un sole da inseguire, che per Nolan è sempre stato il ritorno agli affetti più cari, a quell’amore che ha sempre mosso il suo cinema e che ha continuato a farlo anche in quest’operazione gigantesca e in cui le quasi tre ore di durata scorrono via con un soffio. Commovente, non soltanto per ciò che racconta, ma per il come lo racconta, preservando ancora una volta quell’eterna fede nel cinema, nel suo linguaggio e nella sua storia, che Nolan continua a mettere in primo piano nella sua poetica e nelle imprese che i suoi personaggi sono chiamati a compiere. Nonostante l’industria cinematografica segua ormai altre strade, Nolan mantiene la rotta, dando vita a un suo personale viaggio in cui la meta da raggiungere – oltre all’amore, naturalmente – è sempre il cuore pulsante della Settima Arte. È il cinema la sua Itaca, la sua Penelope... la sua Odissea.