1917
1917
2019
Infinity
Paesi
Gran Bretagna, Usa
Generi
Drammatico, Guerra
Durata
118 min.
Formato
Colore
Regista
Sam Mendes
Attori
George McKay
Dean-Charles Chapman
Mark Strong
Andrew Scott
Richard Madden
Colin Firth
Benedict Cumberbatch
Teresa Mahoney
Adrian Scarborough
6 aprile 1917. Due soldati dell’esercito britannico vengono chiamati a compiere una missione praticamente impossibile. Dovranno attraversare le linee nemiche per portare un messaggio che potrebbe salvare 1600 uomini, ma il tempo stringe e i pericoli sono sempre dietro l’angolo.

Dopo due film della saga di James Bond (Skyfall e Spectre), il regista inglese Sam Mendes torna al cinema di guerra, che aveva già toccato con Jarhead nel 2005, ispirandosi ai racconti di suo nonno, come evidenziato dalla dedica che chiude la pellicola. Seguendo la scia di Dunkirk di Christopher Nolan, Mendes punta su una storia di eroismo inglese durante un grande conflitto mondiale, ragionando anche lui su un discorso legato al tempo: come ampiamente annunciato già durante la lavorazione, il film è pensato come un unico piano-sequenza che copre le intere (quasi) due ore di durata del lungometraggio. In realtà si tratta di due piani-sequenza, visto che c’è un’ellisse a nero che fa passare dal giorno alla notte, e si possono notare diverse “giunture” all’interno delle due macro-sequenze. Fatto sta, a ogni modo, che molto presto ci si rende conto che 1917 non rispetta il tempo reale che si è prefissato e che da un film sul tempo si trasforma in un film sullo spazio, in cui si muovono i personaggi. Non si discute la potenza visiva della fotografia di Roger Deakins, che regala alcuni momenti cinematograficamente da brividi (i primi minuti della sequenza notturna, soprattutto, ma anche il “viaggio” in fiume del protagonista), ma l’immersività offerta allo spettatore è più da videogioco che da prodotto per il grande schermo, con i personaggi che si ritrovano a compiere una missione che, tanto per la struttura narrativa molto carente quanto per lo stile con cui è messa in scena, ricorda più un’esperienza videoludica che cinematografica. La (notevole) tecnica è davvero tutto in questo progetto, ma ciò che manca sono le emozioni e il coinvolgimento spettatoriale funziona a fasi alterne, a causa dell’eccessiva costruzione a tavolino di un prodotto troppo studiato e programmatico. Se non ci si fanno troppe domande, indubbiamente può risultare godibile, ma gli manca un’anima degna di questo nome e anche la verosimiglianza latita. Tra i molti riconoscimenti che il film ha avuto, da segnalare in particolare i Golden Globe come miglior lungometraggio drammatico e come miglior regista a Sam Mendes e tre Oscar tecnici: miglior sonoro, migliori effetti speciali e miglior fotografia.
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