Tabù – Gohatto
Gohatto
1999
Paesi
Giappone, Francia, Gran Bretagna
Generi
Drammatico, Storico, Thriller
Durata
100 min.
Formato
Colore
Regista
Nagisa Ōshima
Attori
Takeshi Kitano
Ryūhei Matsuda
Shinji Takeda
Yōichi Sai
Tadanobu Asano
Giappone, seconda metà dell'Ottocento. È in corso il reclutamento di nuovi soldati da parte di un clan di samurai. Dei due prescelti, uno, Sozaburo Kano (Ryūhei Matsuda), è molto avvenente e la sua bellezza causerà uno sconvolgimento profondo, anche erotico, all'interno di quel gruppo chiuso di uomini. Un ennesimo tabù da abbattere e da infrangere per Nagisa Ōshima, il cui ultimo film è ancora una volta un gesto cinematografico liberissimo, che scardina un altro pilastro della cultura giapponese ufficiale come il cameratismo tra samurai e la virilità di un ambiente all'interno del quale poche cose suonerebbero insolite e spiazzanti come un amore omosessuale. Con uno stile più morbido e avvolgente de L'impero dei sensi (1976) e anche del più contiguo Furyo (1983), ma non meno provocatorio, il regista nipponico orchestra un'opera sinuosa e raffinata ma anche tagliente, che palesa senza mezzi termini tutto il suo approccio languido al film di cappa e spada e ne riscrive poeticamente le coordinate, guardando a un mondo che non c'è più, con sensibilità assai moderna. Magniloquente nelle coreografie delle scene d'azione senza per questo sbilanciarsi verso uno sterile e compiaciuto estetismo, il film di Ōshima oscilla tra il rimpianto per una giovinezza perduta e la consapevolezza della natura politica, servile, sociale dell'amore. Girato con una disciplina ferrea, ma non per questo esente da accensioni poetiche e momenti di grandissima forza compositiva, a cominciare dal finale di lirica bellezza che contribuisce a rendere l'ultima immagine del film semplicemente indimenticabile. Grande prova di attore del regista Takeshi Kitano. In concorso al Festival di Cannes.
Maximal Interjector
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