Fuga a due voci
Durata
91
Formato
Regista
Un produttore (Paolo Stoppa) è infuriato con i suoi sceneggiatori che non riescono a trovare una storia adatta al suo prossimo film con protagonista un baritono. Nel frattempo il cantante Giulio Moris (Gino Beghi), perde il treno insieme a Maria (Irasema Dilián), giovane borghese annoiata dai soliti spasimanti. Che sia proprio questo incontro lo spunto giusto per il soggetto del film?
«Accidenti ai cantanti! Non capisco che idea gli è saltata in mente di voler fare un film con un baritono». Gustosa commedia romantica che può vantare dialoghi freschi e dal gran ritmo e soprattutto una cornice metafilmica spassosissima: Bragaglia (firmatario anche di soggetto e sceneggiatura) mette alla berlina con divertita e un po' semplificata autocritica il modello produttivo dell’epoca, di cui fu tra i più prolifici protagonisti. I personaggi sono ben caratterizzati (soprattutto una Maria ben lontana dal desiderare il classico matrimonio borghese) e i momenti musicali sono indovinati: Soli soli nella notte e La strada nel bosco, scritte da Bixio e interpretate da Beghi, sono tra i brani più memorabili del periodo e non appesantiscono eccessivamente la visione grazie a una regia mai statica che li inserisce spesso in contesti ironici. Rendere protagonista della storia d’amore un baritono (solitamente perdente rispetto al tenore, come sottolinea il personaggio di Beghi) permette al regista di disattendere le aspettative del pubblico, nonostante un andamento drammaturgico un po' prevedibile, ma il finale del film è invece assolutamente notevole per la sua modernità: durante la proiezione del film, Maria entra nello schermo per fuggire con il personaggio interpretato da Giulio. I suoi due innamorati la inseguono ma vengono bloccati niente meno che dalla scritta “FINE”. Una soluzione in cui Bragaglia dimostra, nonostante innumerevoli produzioni commerciali, di non aver del tutto dimenticato le sue origini avanguardistiche e sperimentali. Un piccole fiore all’occhiello tra le produzioni del cinema dei telefoni bianchi. Rifatto nel 1948 nel Regno Unito con protagonista il tenore Nino Martini e per la regia del “bondiano” Terence Young.