Se io fossi onesto
Durata
78
Formato
Regista
Non volendo finire in prigione per una truffa ai danni del ricco zio, il barone Paolo Vareghi (Paolo Stoppa) si fa sostituire dall’ingegnere Pietro Kovach (Vittorio De Sica) che passa qualche mese in carcere. Un’amnistia lo fa uscire, ma lo scambio d’identità dei due ha ormai causato più di una confusione.
Il prolificissimo Carlo Ludovico Bragaglia (quindici i film girati tra il 1941 e il 1943, proprio il suo periodo più fertile) dà vita a una commedia degli equivoci canonica e dal ritmo un po’ altalenante, ma con certi elementi di interesse. Su tutti, l’alchimia tra De Sica e María Mercader, che si erano conosciuti e innamorati qualche mese prima durante la produzione di Un garibaldino al convento. L’intera caratterizzazione del personaggio di De Sica, plurilaureato disoccupato disposto a tutto per campare pur sentendosi in colpa per l’inganno perpetrato, non è male, anche se la critica sociale è per il resto praticamente assente (basti vedere come le carceri fasciste siano raccontate quasi idillicamente grazie al rifocillante intervento della famiglia Vareghi). Classico esempio di quelle che vennero ribattezzate “commedie all’ungherese”, per via dell’origine di molti dei testi adattati (in questo caso una pièce di Aszlányi Károlyne): poco originale ma non da buttare completamente.