In the Grey
In the Grey
Durata
108
Formato
Regista
Rachel Wild (Eiza González) è un’avvocatessa specializzata nel recupero di fondi in prestito a uomini dalla dubbia moralità. Quando il miliardario Manny Salazar (Carlos Bardem) si rifiuta di restituire un’ingente somma, la donna si serve di due agenti a lei devoti, Sid (Henry Cavill) e Bronco (Jake Gyllenhaal), per organizzare l’operazione di recupero del denaro qualora le trattative non si rivelassero vincenti. Quando qualcosa va storto, il piano finisce per prendere svolte inattese.
In the Grey è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un film di Guy Ritchie: machismo dirompente, sequenze dall’elevato potenziale testosteronico e una fastidiosa voce narrante che imperversa per gran parte della sua durata. Il film, che vede protagonisti tre attori (González, Cavill e Gyllenhaal) già introdotti all’opera del cineasta britannico, racconta di fatto della sola missione di recupero del denaro, comprensiva di analisi preparatorie, esecuzione e conseguenze inaspettate. Ritchie circoscrive stavolta il materiale al puro nocciolo della questione, evitando di fornire un elaborato contesto introduttivo al quale appoggiarsi se non quello sviscerato dalle voice over disseminate lungo il percorso. L’architettura del racconto avrebbe di per sé potuto funzionare, se non ci fosse dimenticati di tratteggiare gli interpreti con un minimo di caratterizzazione preliminare concentrandosi invece sul farcire il tutto di tipici cliché da action movie, quali il salvataggio di un personaggio e il sacrificio di un secondo tra i diversi altri presenti. Il compito di approfondire la psicologia dei protagonisti viene quindi destinato allo spettatore, aiutandolo con una manciata di indizi sparsi per la pellicola come, ad esempio, una serie di battute affettuose che i due agenti sono soliti rivolgersi e qualche riferimento metaforico alla dimensione infantile (un lecca-lecca e il rapporto tra i due e la loro “mamma” tra gli altri): pochi ingredienti che da soli non bastano di certo a compensare una predominante mancanza di analisi delle personalità introdotte. Oltretutto, il montaggio alle redini delle loro gesta, come d’altronde è abituale nel cinema di Ritchie, risulta infine pedante e, a tratti, difficile da seguire. Tenendo a mente tutto ciò, In the Grey risulta soltanto un’ulteriore conferma della modestia di un regista che pare essere più interessato al trastullo personale piuttosto che ad approfondire alcuni concetti che, almeno sulla carta, avrebbero potuto risolversi in qualcosa di soddisfacente se solo gli fosse stata dedicata maggiore attenzione.