Alessio (Saul Nanni) è uno svogliato studente liceale, affascinante e senza scrupoli, che sfrutta la propria ambiguità di genere per manipolare uomini e donne e ottenere denaro e altri regali, con cui alimenta sogni e vizi, oltre a contribuire a mantenere la madre single (Jasmine Trinca), superficiale e inaffidabile cassiera di supermercato. Quando i suoi progetti criminali, basati su seduzione e inganno, prendono di mira Gioia (Valeria Golino), matura professoressa di francese che non ha mai avuto una relazione sentimentale e vive ancora con gli anziani genitori, le inattese attenzioni del giovane provocano una reazione sproporzionata e imprevedibile nella donna, disposta ad abbandonare tutto per lui.

Tra il regista Nicolangelo Gelormini e Valeria Golino esiste una indiscutibile affinità e complicità: l’attrice aveva già partecipato alla sua opera prima, Fortuna del 2020, e i due avevano collaborato anche ne L’arte della gioia. Qui lavorano su un progetto “liberamente tratto” da una storia vera, che aveva già ispirato un’opera teatrale e una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2021, firmata da Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori. Le premesse erano decisamente interessanti con l’accostamento di due personaggi diversissimi, sostenuto dall’interpretazione mimetica di una irriconoscibile Valeria Golino, timida e insicura, che mette a nudo fragilità a lungo represse, e da quella esuberante e morbosa di Saul Nanni, che fa del desiderio uno strumento di controllo e ricatto emotivo. I due protagonisti risultano fortemente caratterizzati e condizionati dal proprio ambiente familiare: lei proviene da un’austera e benestante famiglia piemontese e vive in una grande villa grigia e polverosa, con genitori anziani e una madre invadente; lui deve invece farsi carico di una famiglia incompleta e disfunzionale, aspetto che contribuisce a spiegare il cinismo dei suoi comportamenti. Per buona parte del film, nonostante qualche didascalismo evidente, il regista riesce a mantenere un equilibrio accettabile tra generi e stili narrativi diversi, tra la dimensione poetica del sogno e la cupezza della realtà, tra romanzo sentimentale e noir psicologico, con elementi erotici e tocchi di grottesco. Nel finale, però, qualcosa sembra sfuggire di mano: le sequenze risultano tanto prevedibili e scontate nello svolgimento quanto discutibili nelle scelte di regia, semplificando un conflitto che fino a quel momento aveva mantenuto una forte ambiguità morale e accelerando la tragedia conclusiva, facendo nel complesso propendere il giudizio più verso l’occasione mancata che verso l’opera pienamente compiuta. La Gioia è stato presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2025.




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