Possible Love

Ga-neung-han sa-rang

Anno

Generi

Durata

164

Formato

Regista

Ho-seok (Sol Kyung-gu), un operaio licenziato da poco, e sua moglie Mi-ok (Jeon Do-yeon), ottimista di natura, accettano di fare da “soggetti” per Ye-ji (Cho Yeo-jeong), una documentarista che vorrebbe girare un film sulle lotte sindacali. Per poterli riprendere, Ye-ji si inserisce sempre più a fondo nelle loro vite e coinvolgerà anche il marito Sang-woo (Jo In-sung), un facoltoso imprenditore da cui Mi-ok si trova, suo malgrado, attratta.

«Non desiderare la roba d’altri»: non è solo un esplicito richiamo al comandamento quello che fa Lee Chang-dong con questo film, ma anche un omaggio al decimo capitolo del Decalogo di Kieslowski, citato al termine della pellicola. Ed è questo il livello più immediato di lettura di Possible Love, un film incentrato sulla (possibile) invidia di una coppia in difficoltà rispetto a un’altra che sembra aver tutto dalla vita (ma attenzione allo straordinario ribaltamento finale), in apparenza una sorta di Parasite più delicato nella messinscena e maggiormente impegnato politicamente. In realtà il possibile paragone con il capolavoro del connazionale Bong Joon-ho è soltanto un semplicistico confronto con l’opera di Lee Chang-dong, regista tornato dietro la macchina da presa a otto anni di distanza dal bellissimo Burning, da cui riprende alcune riflessioni di natura sociopolitica. Non è un caso che Possible Love sia ispirato a un terribile fatto di cronaca, relativo al licenziamento in blocco di oltre 2.000 operai dalla SsangYong Motor Company (pari al 37% dell'intera forza lavoro dell'azienda), nel 2009 in seguito alla grande recessione, che portò a un'occupazione della fabbrica per 77 giorni da parte dei sindacati terminata con l'intervento della celere, il suicidio di una trentina di operai o loro familiari e svariati procedimenti legali conclusisi a favore dell'azienda e durati tutto il decennio seguente. Questa però è solo la base di un’operazione che non vuole (sol)tanto raccontare le ingiustizie subite dagli operai o scuotere il pubblico attorno a certe tematiche, pur importanti che siano: Possible Love è un film che parla direttamente di cinema, ragionando in maniera anche profondamente critica sulle possibili controversie che nascono quando si decide di filmare una storia come questa. Una donna molto benestante vuole raccontare la storia di persone povere e disoccupate provando a mettersi nei loro panni: è una scelta moralmente accettabile o quella distanza non fa altro che dare vita a un prodotto manipolatorio e poco sincero? Da sempre regista estremamente raffinato e intelligente, Lee Chang-dong mette in dubbio l’atto stesso del filmare in questo prodotto in cui gli echi di Kieslowski arrivano anche, e forse soprattutto, attorno a queste riflessioni. Se nella prima parte il film è già di per sé piuttosto convincente, è col passare dei minuti che cresce in maniera esponenziale, arrivando a una serie di sequenze in una grande villa vicino alla spiaggia che mostrano tutto il talento drammaturgico e stilistico dell’autore coreano. Ottimo lavoro del cast in un film molto stratificato nella sua semplicità e ricco di possibili interpretazioni, nonostante non si ricorra mai a un effettivo simbolismo. Un altro tassello di quel bellissimo mosaico tanto potente quanto essenziale che è il cinema di Lee Chang-dong. Vincitore del Gran Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia in concorso.  

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