Tornando a casa
Coming Home
Premi Principali
Oscar alla miglior attrice protagonista 1979
Golden Globe alla miglior attrice in un film drammatico 1979
Premio per il miglior attore al Festival di Cannes 1978
Durata
127
Formato
Regista
Sally (Jane Fonda) casalinga sull'orlo di una crisi di nervi, è moglie di un capitano dei Marines in Vietnam (Bruce Dern). Matura però un sentimento opposto al militarismo del marito, andando a fare da infermiera volontaria in un ospedale che raccoglie i reduci del conflitto vietnamita: lì conosce Luke (Jon Voigt) e se ne innamora.
Il film di Hal Ashby, oltre a una prevedibilissima trama sentimentale, segue un esile tracciato retorico, che nelle intenzioni avrebbe dovuto portarlo alla larga da ogni palude, elevando la risonanza del suo impegno, ma che nei fatti ne affossa semplicemente le ambizioni, rendendole telefonate e didascaliche oltre ogni soglia consentita. Prevedibili gli Oscar vinti dagli attori protagonisti, le cui interpretazioni sono indubbiamente mirabili, anche se rimangono al servizio di una storia che pecca per il tono imbonitore degli eventi e per degli esili snodi narrativi. Lo sguardo totalmente femminile sul conflitto del Vietnam, seppur interessante, non convince troppo, e anche la patina esteriore liberal e moralmente cristallina, si allontana da ogni legittima complessità, per farsi scudo di una bidimensionalità conciliatoria. Dal regista provocatorio e antimilitarista de L'ultima corvée (1973) era lecito aspettarsi qualcosa in più.
Il film di Hal Ashby, oltre a una prevedibilissima trama sentimentale, segue un esile tracciato retorico, che nelle intenzioni avrebbe dovuto portarlo alla larga da ogni palude, elevando la risonanza del suo impegno, ma che nei fatti ne affossa semplicemente le ambizioni, rendendole telefonate e didascaliche oltre ogni soglia consentita. Prevedibili gli Oscar vinti dagli attori protagonisti, le cui interpretazioni sono indubbiamente mirabili, anche se rimangono al servizio di una storia che pecca per il tono imbonitore degli eventi e per degli esili snodi narrativi. Lo sguardo totalmente femminile sul conflitto del Vietnam, seppur interessante, non convince troppo, e anche la patina esteriore liberal e moralmente cristallina, si allontana da ogni legittima complessità, per farsi scudo di una bidimensionalità conciliatoria. Dal regista provocatorio e antimilitarista de L'ultima corvée (1973) era lecito aspettarsi qualcosa in più.