Per la patria
J'accuse!
1919
Paese
Francia
Generi
Guerra, Drammatico
Durata
166 min.
Formato
Bianco e Nero
Regista
Abel Gance
Attori
Romuald Joubé
Sévérin-Mars
Maryse Dauvray
Angèle Guys
Il poeta Jean Diaz (Romuald Joubé) è innamorato di Edith (Maryse Dauvray) che non può ricambiare il suo sentimento perché già sposata con un altro uomo, rozzo e di cattive maniere (Séverin-Mars). I due uomini, inizialmente nemici, stringeranno un forte legame al fronte mentre Edith verrà rapita dai tedeschi e rimarrà incinta. Abel Gance scrive e dirige un dramma bellico, dai toni funerei e sentimentali allo stesso tempo, in cui la storia (privata) dei tre personaggi si mescola alla Storia e a una delle sue principali tragedie: la Prima guerra mondiale. Tra i primi (grandi) film pacifisti della settima arte, Per la patria è un grido di accusa (il titolo originale, J'accuse! viene più volte ribadito nel corso della pellicola) che, ancora oggi, colpisce e non può lasciare indifferenti. Se il messaggio è già di estrema importanza (lo scontro bellico era finito soltanto un anno prima), ciò che stupisce è la visionaria e sublime messa in scena del regista francese: montaggio rapido, sovrimpressioni, un ritmo più musicale che cinematografico, sono soltanto alcune delle scelte stilistiche che l'autore ha chiamato in causa. Col passare dei minuti la pellicola si fa sempre più debordante, ambiziosa, eccessiva: Gance sceglie di non mettere un freno, ma di spingere sempre più sul pedale dell'acceleratore, puntando su immagini simboliche (come la memorabile “danza degli scheletri”) in grado di creare significati che riflettano la mente impazzita del poeta Jean Diaz, il quale, a causa della guerra, non riesce più a distinguere tra sogno e realtà. Gance è uno dei massimi esponenti del cinema impressionistra francese, ma le ombre che si avventano sulla povera Edith nell'agghiacciante sequenza dello stupro sembrano un'anticipazione dell'espressionismo tedesco. Originariamente la pellicola era lunga 5.250 metri, mentre in una riedizione del 1922 venne ridotta a 3.200. Nel 1938, lo stesso regista ne dirigerà un remake (Io accuso!): curiosamente un anno prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il messaggio di pace del film, però e purtroppo, non sarà sufficiente.
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