The Irishman
The Irishman
2019
Paese
Usa
Generi
Biografico, Drammatico, Gangster
Durata
209 min.
Formato
Colore
Regista
Martin Scorsese
Attori
Robert De Niro
Al Pacino
Joe Pesci
Jesse Plemons
Anna Paquin
Harvey Keitel
Bobby Cannavale
Stephen Graham
Jack Huston
Domenick Lombardozzi

Frank Sheeran (Robert De Niro), veterano della Seconda guerra mondiale, entra improvvisamente a far parte di una delle reti più potenti della criminalità organizzata degli Stati Uniti d’America, diventando il braccio destro di un boss (Joe Pesci) e l’amico fidato del celebre sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino).

Si apre con un importante movimento di macchina The Irishman, film che ha un incipit dal forte sapore simbolico: dal buio la cinepresa emerge e si muove verso i corridoi di una casa di cura, fino a raggiungere il volto dell’anziano protagonista, che inizia a raccontarci la sua storia. È come se quel momento di oscurità fosse già una rappresentazione della Morte, tematica che attraversa sotto diverse direttrici simboliche l’intera narrazione. Non sono soltanto i continui decessi oggetto della vicenda, ma è l’idea stessa alla base del film ad avere un importante riferimento in questo senso: The Irishman appare infatti come il canto funebre di Scorsese nei confronti del mafia-movie, genere che ha rappresentato una tappa importante della sua carriera, e non solo. Un estremo saluto a un tipo di cinema che non c’è più, accompagnato dai volti che hanno fatto grande proprio quel suo tipo di cinema: da De Niro a Pesci, passando anche per Harvey Keitel, che regala qualche piccola (ma non casuale) apparizione. Anche la scelta del “padrino” Al Pacino è perfettamente coerente con questo delicato, potente e commovente disegno d’insieme, in cui Scorsese regala anche una profonda riflessione sulla vecchiaia, in una straordinaria parte conclusiva che rappresenta il senso definitivo dell’intera operazione. C’è però anche altro in questa grande saga epica sulla criminalità organizzata nell’America del dopoguerra: sono numerosi i riferimenti a momenti cardine della storia degli Stati Uniti del ventesimo secolo, tra i quali quello centrale è la morte di J.F. Kennedy. Prendendo spunto dall’omonimo romanzo di Charles Brandt, la sceneggiatura a orologeria di Steven Zaillian si concentra poi su uno dei grandi misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa di Jimmy Hoffa, il cui eco mediatico nel film, tra passato e presente, è un altro degli elementi di spunto sulla fine di un’epoca di cui non si parla più. Descrivendo con cura i meccanismi interni della criminalità, le rivalità e le connessioni con la politica, Scorsese firma un grande film sull’America, pienamente nel suo stile, attraversato da una magnifica colonna sonora e da interpretazioni decisamente all’altezza della situazione. Perfetto l’intero cast, ma una menzione speciale la merita Robert De Niro in una delle prove più intense e importanti della sua intera carriera. Anche per lui, una vera e propria tappa testamentaria in un percorso che da ormai diversi anni non teneva minimamente il passo con quanto fatto dagli anni Settanta agli anni Novanta: non a caso il film è un unico racconto in prima persona, in cui è il pubblico a fungere da confessore e ascoltatore, in un gioco tra personaggi e spettatori che conferma ancora una volta la grandezza di Martin Scorsese, anche su questo versante. Notevole anche la battuta e l’inquadratura finale, un altro attimo di splendido cinema a cui Scorsese ha dato vita.  In conclusione, un film nostalgico e crepuscolare, che guarda al passato ma con un occhio rivolto al futuro: non solo per il marchio di Netflix e per le sue modalità di distribuzione, ma anche grazie all'utilizzo di tecnologie digitali che hanno ringiovanito magnificamente gli attori. 

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