Moulin
Moulin
Durata
130
Formato
Regista
Storia di Jean Moulin (Gilles Lelouche), partigiano ed eroe della Resistenza francese.
Pochi mesi dopo Orfano, presentato alla Mostra di Venezia, il regista ungherese László Nemes ha portato in concorso al Festival di Cannes 2026 una sua nuova riflessione sulla Seconda guerra mondiale, momento storico a cui torna nuovamente dopo averlo raccontato nel suo primo, bellissimo film Il figlio di Saul. Rispetto ai suoi lavori precedenti, che presentavano personaggi comuni con cui era anche più semplice empatizzare, Nemes si concentra in questo caso su una figura storica, quella di Jean Moulin, eroe della Resistenza, di cui viene raccontata soprattutto la cattura e i giorni in prigione: arrestato nel 1943, nell'abitazione del dottor Dugoujon, dove stava tenendo una riunione segreta con i principali capi della Resistenza francese, Moulin verrà interrogato e torturato da un capo della Gestapo, prima di morire sul treno che lo stava conducendo verso la deportazione in un campo di concentramento. Il regista ungherese descrive così la sua tenacia, il patriottismo e la dedizione alla causa, il rispetto per i suoi compagni anche di fronte alla morte in un film di forte impegno civile, ben girato ma anche eccessivamente convenzionale e scolastico nella sua struttura narrativa. Niente di male, anzi, ma da Nemes era lecito aspettarsi qualche guizzo in più, anche in relazione a un apparato visivo raffinato ma non sorprendente, elegante ma anche eccessivamente freddo e calcolato. La buona prova di Gilles Lelouche contribuisce a rendere Moulin un film comunque riuscito anche se non si sente quell’urgenza necessaria che un prodotto di questo tipo avrebbe dovuto trasmettere. Girato in pellicola 35mm, il film vanta anche l'incisiva interpretazione di Lars Eidinger nei panni del capo della Gestapo Klaus Barbie.