Violence du corps de l'autre
Violence du corps de l'autre
Durata
118
Formato
Regista
Mira (Larissa Corriveau) è una donna solitaria e di poche parole. Viaggia incontrando persone disperate, con cui sembra aver stretto insoliti patti di morte. Priva di una destinazione chiara, si imbatte in Madeleine (Gabrielle Lazure) e Ludo (Philippe Rebbot), due spiriti liberi ed edonisti che vivono nel cuore della foresta.
Arrivato al suo diciassettesimo lungometraggio diretto in poco più di vent’anni, Côté sceglie di indagare i confini tra vita e morte attraverso il volto e il corpo di Mira, una protagonista solitaria e dallo sguardo impenetrabile. Quello del regista di Curling (2010) e Que ta joie demeure (2014), è un cinema fatto di corpi e distanze, come testimonia la primissima sequenza del film dove la macchina da presa, in posizione statica, inquadra da lontano un’automobile mentre noi spettatori abbiamo solo la possibilità di ascoltare il sonoro di quello che sta accadendo dentro, come se il regista si rifiutasse di mostrarci lo spettacolo morboso della disperazione e della morte. In questo avvio estremamente interessante, Côté si concentra sul concetto di caducità del corpo umano, a cui viene accostato quello del corpo-cinema. Girato su pellicola in 16 mm, con colori desaturati, le immagini del film risultano sgranate, deteriorate e più volte sembrano essere sul punto di interrompersi, quasi fossero anch’esse dei corpi malati. Le premesse lasciano ben sperare per qualcosa di davvero importante, ma dopo un primo tempo sicuramente valido, il film di Côté perde nettamente la propria direzione. Una lunghissima ed estenuante sequenza centrale dilata eccessivamente il racconto senza riuscire a sviluppare davvero le interessanti tematiche di partenza. Così, le buone intuizioni vengono in parte disattese e Violence du corps de l'autre finisce per trasformarsi in un esercizio di stile piuttosto compiaciuto e autoreferenziale. Peccato, perché le suggestioni e gli spunti di riflessione della prima parte erano davvero di grandissimo interesse. Presentato in concorso al Festival di Locarno 2026.