Il diavolo probabilmente...
Le diable probablement
1977
Paese
Francia
Genere
Drammatico
Durata
95 min.
Formato
Colore
Regista
Robert Bresson
Attori
Antoine Monnier
Tina Irissari
Henri de Maublanc
Laetitia Carcano
Lo studente Charles (Antoine Monnier) è oppresso da un male di vivere che lo porta a respingere qualsasi ideale di ribellione giovanile e ad accettare passivamente una società destinata all'autodistruzione. Pagherà un amico affinché lo uccida con un colpo di pistola. Al suo penultimo film, Bresson realizza un severo apologo che è lo specchio di un radicale pessimismo che preclude ogni possibile barlume di speranza e salvezza in un mondo privo di scopo. Fortemente ancorato a un'epoca (la fine degli anni '70) segnata da inquietudini e tormenti giovanili intrisi di nichilismo e filosofia esistenzialista, il film testimonia una sofferenza globale a cui non è possibile porre fine solo attraverso un azzeramento intellettuale che elimini ogni sovrastruttura derivante dalle imposizioni religiose, dal progresso selvaggio che distrugge l'ambiente e dallo spettro disumanizzante di una società di massa che annulla l'individuo. L'inazione procura al protagonista il piacere della disperazione e la razionalità estrema (significativi gli studi in matematica di Charles) impedisce ogni possibile conforto della fede cristiana. Il male di vivere rappresentato al grado zero, con un approccio scarno e glaciale, essenziale nella forma e rigoroso dal punto di vista concettuale, nonostante qualche schematismo di troppo nell'impianto teorico («Se il mio scopo fosse il denaro e il profitto sarei rispettato da tutti»). Presenza che vive nel cosciente distacco da una realtà che ripugna, consapevole della propria superiorità intellettuale, il personaggio di Charles rappresenta un punto di non ritorno nel percorso cinematografico di Bresson. Fotografia di Pasqualino De Santis e colonna sonora di Philippe Sarde (che comprende l'Ego dormio di Claudio Monteverdi). Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs al 30º Festival di Cannes, vinse poi l'Orso d'argento al Festival di Berlino.
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