Diaz – Don't Clean Up This Blood
2012
Paesi
Italia, Francia, Romania
Genere
Drammatico
Durata
127 min.
Formato
Colore
Regista
Daniele Vicari
Attori
Claudio Santamaria
Jennifer Ulrich
Elio Germano
Davide Iacopini
Alessandro Roja
21 Luglio 2001: a Genova la polizia irrompe violentemente nella scuola Diaz, rifugio per la notte di 93 partecipanti al G8. Le vicende di Luca (Elio Germano), Max (Claudio Santamaria), Alma (Jennifer Ulrich) e molti altri si intrecceranno nelle poche ore che segneranno per sempre una delle pagine più cupe della storia italiana. Daniele Vicari, che in carriera ha sempre alternato film di finzione e documentari, raggiunge con Diaz – Don't Clean Up This Blood (Premio del pubblico della sezione Panorama al Festival di Berlino 2012) una definitiva maturità di sguardo, in grado di ibridare i diversi stili. Un racconto strettamente fedele alle carte processuali, ma costruito attraverso una moltitudine di interpreti che vorticosamente si alternano negli angusti spazi chiusi della scuola, prima, e della caserma di Bolzaneto, poi. Il regista vuole mescolare le due estetiche per costruire un film sapientemente calato nella narrativa cinematografica (come dimostrano le numerose sequenze in cui il tempo diegetico sembra tornare indietro) ma profondamente crudo e privo di orpelli decorativi, quasi come volesse mostrare la realtà senza il minimo filtro (caratteristica propria del cinema fattuale). Un'idea coraggiosa che sin da subito si è dovuta scontrare con diversi ostacoli nella produzione (il film è stato in gran parte girato a Bucarest), un atto d'accusa e d'impegno civile importante che attraversa con cinica lucidità uno dei più grandi argomenti tabù dell'Italia d'inizio XXI secolo. Anche se a tratti può risultare macchinosa, Diaz – Don't Clean Up This Blood è un'opera sapiente e attenta, capace di dosare a dovere i tempi di narrazione e di montaggio: l'uso molto ravvicinato della macchina da presa è funzionale per ricordarci che i primi e unici protagonisti della vicenda sono stati degli essere umani con nome e cognome, non vaghi e anonimi corpi utili solo a rendere ancora più crescente il tasso di indignazione popolare.
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