L'isola dei ricordi
Amrum
Durata
93
Formato
Regista
Primavera 1945. Mentre la Germania vive gli ultimi giorni della guerra, sull’isola di Amrum, nel Mare del Nord, il dodicenne Nanning (Jasper Billerbeck) è costretto a provvedere alla sopravvivenza della madre, fanatica sostenitrice del regime, e della sorellina appena nata. Le sue giornate scorrono tra i lavori nei campi e sulle barche dei pescatori, nella speranza di ottenere in cambio qualche patata o un paio di pesci, seguite da lunghi percorsi a piedi o in bicicletta per barattare un pugno di farina o un po’ di zucchero: una quotidianità dura, segnata dalla fame e dalla necessità di crescere troppo in fretta.
Fatih Akın ci ha abituati a un cinema sporco, irregolare, legato alle contraddizioni della Germania contemporanea, soprattutto quando affronta i temi dell’emigrazione, dell’integrazione e della marginalità. Per questo sorprende vederlo affrontare un film storico ambientato durante la guerra: in realtà, Amrum nasce come un progetto di Hark Bohm, classe 1939, figura centrale del nuovo cinema tedesco, regista, sceneggiatore e attore in molti film di Fassbinder. Bohm, aveva concepito Amrum come un’opera autobiografica, radicata in un luogo fisico legato alla storia della sua famiglia e, al tempo stesso, simbolo di memorie collettive, fratture e migrazioni verso il Nuovo Mondo. Una personalissima Heimat, intesa non solo come luogo d’origine, ma anche come spazio dell’anima, dove si intrecciano identità, ricordi e legami affettivi. Inizialmente Akın doveva essere solo produttore, poi affiancare l’anziano maestro come co-regista, un po’ come fece Wim Wenders con Antonioni e Nicholas Ray, ma alla fine ha diretto interamente il film, trasformandolo in un’opera propria, pur restando fedele alle intenzioni di Bohm, che compare sui titoli di coda, ma che è mancato nel novembre 2025. Negli sguardi, nei gesti e nei silenzi dell’esordiente Jasper Billerbeck si ritrovano i volti e le inquietudini di tanti giovani protagonisti della storia del cinema da Ladri di biciclette a I 400 colpi, fino ai fratelli Dardenne. E se non mancano alcuni passaggi davvero troppo didascalici o prevedibili, Amrum resta comunque un film abbastanza riuscito, soprattutto per la credibile ricostruzione del passato e per l’uso poetico della natura e delle maree, che diventano parte integrante e viva del racconto. Peccato per qualche momento in cui la regia di Akin si guarda eccessivamente allo specchio, come se il regista turco-tedesco dovesse in ogni modo farsi notare anche raccontando una storia "non sua", come questa. Presentato nella sezione Cannes Première del Festival 2025.