Disclosure Day
Disclosure Day
Durata
145
Formato
Regista
Pianeta Terra, alle soglie della Terza guerra mondiale. Daniel Kellner (Josh O’Connor) fugge dopo aver sottratto alla super segreta agenzia governativa per cui lavora dei materiali riservati. I documenti provano una verità sconvolgente riguardo gli alieni, un segreto nascosto dal governo statunitense da quasi otto decenni. Mentre la sua ragazza Jane (Eve Hewson) teme che la sua rivelazione possa far sprofondare definitivamente il pianeta nel panico, a Kansas City, Margaret Fairchild (Emily Blunt), una meteorologa con ambizioni da conduttrice presso un canale tv locale, inizia a manifestare inspiegabili facoltà.
«Non hai smesso di credere in Dio; hai smesso di credere negli esseri umani»: in uno dei dialoghi più profondi di Disclosure Day viene sottolineato esplicitamente come questo nuovo incontro ravvicinato tra Steven Spielberg e gli alieni non sia in realtà un film sugli extraterrestri, ma su di noi. In un mondo ormai vittima di costanti conflitti bellici, possono degli esseri che arrivano da altri pianeti portare una nuova speranza, oppure rischiano di rappresentare la minaccia definitiva pronta a far crollare l’intera società? Il grande regista americano, alla soglia degli 80 anni, si concentra proprio su questo aspetto, sulle conseguenze di un annuncio, su come potrebbero comportarsi gli esseri umani di fronte al momento della rivelazione, tra dubbi etici, religiosi e persino filosofici. Il soggetto che regge le fondamenta della storia ha alcuni passaggi un po’ macchinosi, ma non conta poi molto di fronte a una pellicola che offre al pubblico uno spettacolo notevole, tanto dal punto di vista delle sequenze d’azione (l’arrivo del treno) quanto per un ritmo che cresce in maniera impressionante col passare dei minuti. L’ultima mezz’ora – che è davvero grande cinema – ci porta ad aspettare con tensione crescente l’annuncio tanto atteso, facendoci sentire davvero parte integrante di una narrazione dal coinvolgimento altissimo: non siamo più spettatori cinematografici, ma televisivi, attendendo davanti ai nostri schermi quella rivelazione che Margaret si sta preparando a fare. Non è poi una novità che Spielberg inserisca la sua grande passione per la Settima arte come chiave di volta delle sue riflessioni: da E.T. – L’extraterrestre (la porta dell’astronave come il diaframma di un otturatore) al recente The Fabelmans (il capolavoro autobiografico del regista), il cinema è sempre stato il cuore della filmografia di Steven Spielberg. E dunque, non è certo una coincidenza, che il bellissimo “ritorno a casa” di uno dei personaggi principali avvenga proprio su un grande set, dove poter girare una nuova storia della propria esistenza, ripensando malinconicamente al passato e a un attimo di un’infanzia che si è cercato di rimuovere. Ed è ancora lì che Spielberg ci (ri)porta, all’incontro con l’altro che ha segnato molti personaggi del suo cinema, bambine e bambini simbolo di un mondo ancora incontaminato dal male, scelti perché più pronti ad accogliere la diversità senza pregiudizi. Sta a noi, una volta che saranno pronti a parlare, essere capaci di ascoltarli.