Il generale rivoluzionario José Juan (Pedro Armendáriz) giunge con le sue truppe in un villaggio e si innamora della ricca e indomita Beatriz Peñafiel (María Félix), nemica della rivoluzione e per nulla disposta ad accettare le avances dell’uomo. 

Che Emilio Fernández fosse assolutamente a suo agio nel melodramma è evidente fin dalle sue primissime opere. In questo Enamorada, il genere condivide lo spazio filmico con la grande storia messicana e la sua Rivoluzione (come già fece in Messico insanguinato del 1943), riuscendo a gestire perfettamente entrambi gli elementi. Ricostruzione storica curatissima e battibecchi esilaranti, infatti, rendono la pellicola efficace su più fronti, mostrando sia le ferite di un paese in guerra civile sia la salvifica esperienza amorosa. Indimenticabile, su tutte, la sequenza della serenata, in cui una straziante versione del Trío Calaveras di Malagueña Salerosa accompagna i profondi dubbi etici e sentimentali di Mercedes, resi quasi palpabili dalla stupenda fotografia di Gabriel Figueroa). Proprio per questa capacità di fondere armoniosamente registri diversi, al film si perdona facilmente qualche passaggio eccessivamente verboso che vede protagonista soprattutto il prete (Fernando Fernández), anche perché basta una battuta o uno sguardo di Mercedes, magneticamente interpretata da una María Félix in stato di grazia, per riportare la scena ad alti livelli. Ottima anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, che regalano battute memorabili, a partire dal padre di Mercedes (“Noi siamo noi e loro… sono loro”) e dal maggiore ubriacone (“Bisogna essere molto macho per saper chiedere perdono”). A sottolineare ancor più anche l’ottima comicità del film, vari echi shakespeariani da La bisbetica domata. Presentato in concorso a Venezia nel 1947, anno in cui Fernández era in gara anche con La perla. Fernández, probabilmente per attirare un pubblico più hollywoodiano, rifece il film (con titolo The torch) appena tre anni dopo, sostituendo María Félix con Paulette Goddard, ma gli esiti sono ben più modesti. Tra i maggiori estimatori del film, Martin Scorsese, che ne finanziò il restauro.




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