Achille (Dario Fo) è un fattorino nella redazione di un quotidiano milanese, esuberante e ingenuo; quando, seguendo Diana (Franca Rame), una bionda vistosa e avvenente, si ritrova dentro una palestra, si finge cronista e intervista un pugile, l'articolo viene sorprendentemente pubblicato. In quell'occasione conosce anche Gigi (Leo Pisani), un piccolo truffatore che vive di espedienti, ed Elena (Giorgia Moll), un'insegnante di danza. Questo bizzarro quartetto sarà al centro di una serie di avvenimenti, tra sviluppi sentimentali e progetti improbabili; Achille riuscirà a realizzare un vero scoop, l'intervista al "Mostro della via Emilia" (Franco Parenti), e sarà poi coinvolto in una complicata truffa legata a un concorso di bellezza per cani. 

Il film di Lizzani ha basi molto lievi e spesso la macchina da presa si limita a seguire il protagonista nelle sue gag, come nell'esilarante incipit in cui insegue un tram non per prenderlo, ma per il gusto di arrivare prima. Nonostante la semplicità generale, il film ha però buon ritmo ed è anche prezioso perché rappresenta un caso unico nella carriera cinematografica di Dario Fo, qui anche autore della sceneggiatura di un film costruito interamente intorno alla sua persona. Dopo alcune partecipazioni nei film degli anni Cinquanta, Fo avrebbe avuto al cinema soprattutto ruoli secondari, sporadici o legati alla propria attività teatrale, come l'Azzeccagarbugli nei Promessi sposi televisivi di Salvatore Nocita e, più tardi, come voce in alcuni film di animazione. Per chi ha conosciuto il sodalizio Fo-Rame nella fase più matura della loro carriera è sorprendente vederli così giovani e affiatati: sposati dal 1954, i due sono già partner artistici. Dario Fo è pienamente riconoscibile nella sua futura maschera clownesca, anche se qui si affida soprattutto a una fisicità strabordante, fatta di corse, cadute e smorfie, più che all'eloquio che caratterizzerà tanta parte della sua successiva attività teatrale. Franca Rame appare invece quasi irriconoscibile rispetto all'immagine più nota: Diana è vistosa e seducente nell'aspetto, ma semplice, spontanea e concreta, e il suo personaggio è quello che subisce l'evoluzione più interessante. Nei ruoli secondari sono presenti numerose figure centrali nella scena teatrale milanese del dopoguerra, a partire da Franco Parenti. La città di Milano è assoluta protagonista: tutte le scene sono girate in location reali, sia all'aperto, tanto in luoghi perfettamente riconoscibili, come il Castello Sforzesco, il Parco Sempione e l'Arena Civica, quanto in strade che hanno subito importanti trasformazioni urbanistiche, sia in locali pubblici, un bar, una sala giochi, una palestra, che restituiscono con immediatezza il contesto sociale degli anni Cinquanta. Il film è stato restaurato nel 2026 da Cineteca Milano utilizzando anche un secondo negativo che presentava un montaggio differente e ha permesso di recuperare circa dieci minuti di materiale assente dalle copie precedentemente circolate, reintegrando parti che erano state eliminate, in alcuni casi per anticipare la censura e in altri per esigenze di montaggio. Da vedere, senza troppe pretese. 

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