Ema
Ema
2019
Paese
Cile
Genere
Drammatico
Durata
102 min.
Formato
Colore
Regista
Pablo Larraín
Attori
Gael García Bernal
Mariana Di Girolamo
Santiago Cabrera
Paola Giannini
Mariana Loyola

Ema (Mariana Di Girolamo), giovane ballerina, decide di separarsi da Gastón (Gael García Bernal) dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaíso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto.

Tre anni dopo Neruda (2016) e Jackie (2016), Pablo Larraín lascia da parte il biopic per dare vita a un melodramma in musica, che vuole mettere in crisi cosa sia oggi una famiglia. Lo si potrebbe definire per alcuni versi un film TeorEma, non soltanto come riferimento alla pellicola di Pier Paolo Pasolini del 1968, ma anche per la portata teorica di un’operazione profondamente astratta e concettuale. È infatti una visione tutt’altro che semplice quella messa in campo dal regista cileno con questo lungometraggio che si apre con un semaforo che sta bruciando, segno di quel desiderio di non seguire le regole che ha la giovane protagonista, coerente con un film che di convenzionale ha davvero poco. A prima vista lo si potrebbe definire banalmente un film sul corpo, per la costante presenza di scene di rapporti sessuali e di danza, che arrivano quasi a interrompere la narrazione; ma, andando oltre, c’è molto di più in questa fotografia di disagio contemporaneo che alterna momenti potentissimi ad altri più irrisolti. Larraín filma le scene di danza con grande senso estetico, gioca con le luci, i colori e, anche rischiando di far apparire artefatto il suo lungometraggio, regala sequenze dal fortissimo impatto audiovisivo. Una vera e propria jam session di reggaeton, oltre che un film sulla maternità, vista come forza di creazione ma anche di distruzione, simboleggiata da un fuoco a cui si torna costantemente, fino all'ultima, emblematica inquadratura finale. Prima prova importante della carriera di Mariana Di Girolamo, che regge bene un ruolo tutt'altro che semplice. Presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2019.

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