Let Us Through, Dear Ancestors
Makikiraan po
Durata
151
Formato
Regista
Filippine, 1617. Padre Enciso (Bart Guingona) è ben più di un capo spirituale: guida con dispotismo la sua piccola comunità, cercando di eliminare i culti indigeni in favore del cristianesimo e abusando delle donne rimaste vedove per via delle sue decisioni dissennate. Per portare a termine un progetto ultradecennale, ordina al figlio illegittimo Dungwen (Christian Bables) di trasportare un carico di marmo per la costruzione di una chiesa, ma dei pericolosi banditi sono in agguato.
Dopo Magellan (2025), Lav Diaz continua a puntare i riflettori sul periodo imperialista, e questa volta in particolare sul passato e sulla sofferenza coloniale del suo Paese, con il consueto rigore formale. Diminuisce però la durata della pellicola, rispetto alla sua media. “Solo” due ore e mezza stanno in po’ strette al grande regista filippino, che per rispettare il minutaggio sacrifica certi personaggi, cui narrazione non raggiunge una conclusione pienamente soddisfacente. I pregi però restano indiscutibili: un bianco e nero magnifico e l’attenta cura nella composizione delle inquadrature regalano quadri di grande fascino, e il ritmo contemplativo e ipnotico si adatta perfettamente al contesto storico. Le scene memorabili non mancano, finale compreso, a riconferma dell’abilità di Diaz di filmare la natura delle Filippine e renderla più protagonista che sfondo. Ma, con un paio di eccezioni, sono proprio le caratterizzazioni dei protagonisti a non essere all’altezza delle sue opere migliori. Resta comunque una visione importante per cercare di comprende il dramma del colonialismo (spagnolo e non), che anche attraverso la religione ha tentato per secoli di cancellare le identità autoctone. Il film di fatto parla anche molto del presente, a partire da un titolo che si interfaccia direttamente con gli spiriti degli antenati: come richiesta di attraversare sani e salvi la foresta, certo, ma anche come una sorta di passaggio di testimone tra passato e contemporaneità. Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia.