Fronte del porto
On the Waterfront
Premi Principali
Oscar al miglior attore protagonista 1955
Golden Globe al miglior attore in un film drammatico 1955
Durata
108
Formato
Regista
Ex pugile e scaricatore di porto, Terry Malloy (Marlon Brando) è coinvolto nelle attività criminose di Johnny Friendly (Lee J. Cobb), che controlla le banchine sfruttando i lavoratori ed eliminando chi si oppone al suo potere. In preda ai rimorsi, spinto da un prete (Karl Malden) e dalla sorella di un ragazzo assassinato (Eva Marie Saint), Terry decide di denunciare Friendly e la sua gang.
La più pura e celebre opera di Elia Kazan è un magistrale ritratto del mondo sindacale e malavitoso d'America, nonché un film storicamente emblematico per i suoi legami con la biografia dell'autore. Nella crisi di coscienza del protagonista e nel suo tragico ruolo di delatore non si può che leggere un messaggio di scuse e di autodifesa da parte del regista, che nel 1952 denunciò undici colleghi alla Commissione per le attività antiamericane per paura di perdere a sua volta il lavoro. Al di là di questo, comunque, siamo di fronte anzitutto a un cinema d'impegno civile di primissima qualità e di una potenza visiva che colpisce ancora oggi, capace di fondere in modo sublime la denuncia sociale con l'intensità del melodramma. Finale strepitoso, ma le sequenze memorabili non si contano. Supportato da un cast eccellente (Eva Marie Saint è al suo debutto sul grande schermo), Brando giganteggia con una delle sue interpretazioni più celebri, in cui offre la quintessenza del metodo “Actors Studio”. Fu un trionfo agli Oscar, con dodici candidature e otto statuette: film, regia, attore (Brando), attrice (la Saint), sceneggiatura (Budd Schulberg), fotografia (Boris Kaufman), scenografia (Richard Day) e montaggio (Gene Milford).
La più pura e celebre opera di Elia Kazan è un magistrale ritratto del mondo sindacale e malavitoso d'America, nonché un film storicamente emblematico per i suoi legami con la biografia dell'autore. Nella crisi di coscienza del protagonista e nel suo tragico ruolo di delatore non si può che leggere un messaggio di scuse e di autodifesa da parte del regista, che nel 1952 denunciò undici colleghi alla Commissione per le attività antiamericane per paura di perdere a sua volta il lavoro. Al di là di questo, comunque, siamo di fronte anzitutto a un cinema d'impegno civile di primissima qualità e di una potenza visiva che colpisce ancora oggi, capace di fondere in modo sublime la denuncia sociale con l'intensità del melodramma. Finale strepitoso, ma le sequenze memorabili non si contano. Supportato da un cast eccellente (Eva Marie Saint è al suo debutto sul grande schermo), Brando giganteggia con una delle sue interpretazioni più celebri, in cui offre la quintessenza del metodo “Actors Studio”. Fu un trionfo agli Oscar, con dodici candidature e otto statuette: film, regia, attore (Brando), attrice (la Saint), sceneggiatura (Budd Schulberg), fotografia (Boris Kaufman), scenografia (Richard Day) e montaggio (Gene Milford).