Nessun dolore
Durata
96
Formato
Regista
Davide (Alessandro Borghi) vende libri usati per le strade di Roma. La sua cliente più fedele, Elsa (Valeria Golino), gli fornisce dei volumi di seconda mano. Un evento traumatico lo spinge a trasformare la sua casa in un rifugio per persone immigrate, il che gli procura una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Davide si ritrova, così, a vivere un’odissea personale, alla ricerca di una serenità che sembra impossibile.
A più di trent’anni dal bellissimo Lamerica (1994), Gianni Amelio torna a confrontarsi con il tema dell’immigrazione, affrontandolo attraverso un’opera che riflette sulla sistematica incapacità della società contemporanea di rapportarsi con umanità a una questione tanto complessa quanto delicata. Il regista di Hammamet (2020) sceglie, così, di giocare con alcuni degli stereotipi più ricorrenti della propaganda anti-immigrazione, primo fra tutti il concetto di “invasione dello spazio” (in questo caso, domestico e personale) vissuto dal protagonista. Amelio cerca di superarli adottando lo sguardo e la prospettiva di un uomo profondamente umano, fragile e alle prese con un momento di profonda crisi interiore. Le premesse da cui si parte sono, dunque, sicuramente interessanti, ma il risultato finale è un’operazione che non riesce a essere all’altezza delle intenzioni del suo regista. Amelio spinge fin da subito sul pedale dell’emozione, affidandosi ad alcune soluzioni (narrative e stilistiche) che, a lungo andare, risultano fin troppo stucchevoli. È il caso, soprattutto, dell’uso insistito dell’accompagnamento musicale, chiamato spesso a sottolineare ogni passaggio emotivo del film, finendo per privarlo di quella sincerità e naturalezza che avrebbero certo giovato alla sua resa complessiva. Qualcosa manca anche alla sceneggiatura che, concentrandosi giustamente con grande attenzione sul protagonista, interpretato da Alessandro Borghi, lascia troppo in secondo piano i personaggi affidati a Valeria Golino e Valerio Mastandrea, i quali forse avrebbero meritato un maggiore approfondimento drammaturgico. Le buone intenzioni non mancano, certo, e ad Amelio va sempre riconosciuta la capacità innata di restituire ai suoi protagonisti un forte senso di umanità. Tuttavia, sono ben pochi i momenti che riescono davvero a colpire nel segno e i limiti di Nessun dolore emergono soprattutto in un finale decisamente debole, che si limita a ribadire il messaggio del film, lasciando poco spazio all’elaborazione da parte dello spettatore. Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026.