Bucking Fastard
Bucking Fastard
Durata
109
Formato
Regista
Jean e Joan Holbrooke (Kate e Rooney Mara) sono due sorelle così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati in contemporanea.
Si apre con uno sguardo delle due protagoniste verso noi spettatori Bucking Fastard, un inizio in cui le sorelle cercheranno di raccontarci un sogno che hanno fatto: è già una dichiarazione d’intenti per un film che proverà a farci sentire quello che loro provano con quella classica empatia verso le persone diverse che Werner Herzog ha spesso messo in scena nel corso della sua carriera. Le due sorelle sono figure strambe, fuori dal tempo e dallo spazio, proprio come questo lungometraggio ridondante e troppo ripetitivo, soprattutto in una parte centrale che gira eccessivamente a vuoto, ma che allo stesso tempo – proprio come loro – ha un cuore gigantesco, capace di rappresentare in maniera davvero coinvolgente l’affetto e la tenerezza che quel folle sognatore romantico di Herzog è riuscito a trasmettere anche in questo caso. «Tutti dovrebbero scavare un tunnel in un montagna»: è una frase delle Holbrooke che richiama esplicitamente quel sogno di Fitzcarraldo di far passare una nave sopra un’altura in mezzo alla foresta amazzonica e che apre la straordinaria parte conclusiva di Bucking Fastard, un doloroso gioco tra realtà e finzione, che è anche un viaggio in quella cave of forgotten dreams che è sempre stato il cinema di Herzog. Il film è ispirato alla storia vera delle gemelle Freda (1943–2020) e Greta Chaplin (1943–2007) di York, note per parlare all'unisono e compiere assieme qualsiasi azione, assurte agli onori della cronaca nel 1980 per via di un'accusa di stalking ai danni di un camionista locale: il film parte proprio da qui per poi diventare un prodotto intriso della poetica del regista. Può essere facile sottovalutarlo per le sue ingenuità, ma attenzione a tenere in considerazione quanto a volte, scavando nel marciume e nel grottesco, si può raggiungere un nuovo mondo in cui forse, finalmente, possiamo trovare l’amore tanto cercato. Un mondo in cui le volpi non vengano uccise, un mondo in cui si può essere liberi di sentirsi differenti, un mondo lontano dalla crudeltà di quegli esseri umani che non riescono a capire la bellezza che ci circonda. E che finiscono soltanto per provare a (rin)chiudere (dentro o fuori, a seconda dei punti di vista) ciò che vedono come uno scarto rispetto alla regola a cui sono abituati. Dedicato a David Lynch e presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.