Dentro l'inferno
Into the Inferno
2016
Paesi
Gran Bretagna, Germania, Canada
Genere
Documentario
Durata
104 min.
Formato
Colore
Regista
Werner Herzog
Attori
Werner Herzog
Clive Oppenheimer
Dalla Corea del Nord all’Etiopia, dall’Islanda all’Arcipelago di Vanuatu, il regista tedesco Werner Herzog si lancia nell’esplorazione di alcuni dei vulcani più importanti del pianeta e di ciò che gravita loro intorno, sotto il profilo sia geologico che culturale. Ad accompagnarlo, il vulcanologo Clive Oppenheimer. La sfida tra l’uomo e la natura è da sempre il fulcro imprescindibile del cinema titanico e riflessivo di Werner Herzog, autore animato da una curiosità instancabile per ciò che circonda l’umano ed è in grado di violentarlo e sovrastarlo, di forzarne i confini e smuoverne i limiti. Dentro l’inferno, documentario realizzato sotto l’egida di Netflix, è l’ennesimo esempio di tale esplorazione selvaggia nelle pieghe del misterioso e del sublime: Herzog costruisce una galleria che si snoda attraverso i propri viaggi in luoghi diversi e che deflagra progressivamente in un crescendo di stimoli. Il regista di Apocalisse nel deserto (1992) non prescinde, per ovvie ragioni, da alcune parentesi passate della sua filmografia, specie quando ammicca eloquentemente a Incontri alla fine del mondo (2007) che, in virtù della sua specularità rispetto a Dentro l’inferno (in quel caso si esploravano i ghiacciai), non può che essere convocato. Muovendo dal ricordo della prima volta in cui filmò un vulcano, nel film La Soufrière (1977), Herzog crea un cortocircuito assai fecondo che spesso è addirittura cavalcato in maniera ironica attraverso il ricorso alla sua icona, specie quando Clive Oppenheimer arriva a dire al suo compagno di missione: «Ovvio che non sei pazzo, altrimenti saresti stato ucciso da un Grizzly o non so che altro». Con al suo fianco Oppenheimer, vulcanologo e film-maker part-time all’Università di Cambridge, come egli stesso si definisce sul suo profilo twitter, Herzog si lascia andare a momenti di antropologia purissima, acuta e talvolta feroce, nella fattispecie quando scandaglia il legame sviluppato dagli islandesi con la mitologia a seguito un’eruzione e quando si inoltra nelle inquietanti contraddizioni e nel paradossale sostrato politico, culturale, popolare e propagandistico della Corea del Nord («Dietro questa ossessione per la massa intravedo una profonda solitudine»): il Monte Paektu, non a caso, è un vulcano ritenuto il luogo di nascita mitico della nazione coreana. Presentato al Toronto International Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma 2016.
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