Nowhere to Lay My Eyes
Nun Dul Dega Eomne
Durata
72
Formato
Regista
Sanghee (Kim Min-hee) e il fratello (Shin Seok-ho) vanno a trovare la madre (Choi Myung Gil) sull’isola di Jeju, dove non tornano da dieci anni. Il ristorante della donna ha avuto successo, il patrigno di Sanghee sta girando un film su una “tomba erbosa” e la figlia di lui si è data alla pittura. Ci si scambia aneddoti, consigli futili e facili complimenti. Un mattino, mentre Sanghee lascia la casa, gli altri famigliari guardano uno dei suoi film.
Gioca sull’essenzialità estrema questo bel lungometraggio di Hong Sang-soo, un film in cui i rapporti tra i personaggi, le loro emozioni e le loro distanze, vengono svelate lentamente, senza mai ricorrere a didascalismi o passaggi scolastici per raccontare più agevolmente ciò che provano i protagonisti. Molte delle riflessioni – a partire dalla forte presenza del cinema e della difficoltà di comunicazione – sono già ampiamente state raccontate nella carriera del regista e il minimalismo dello stile può anche infastidire, ma dietro l'apparente semplicità dei dialoghi messi in campo il regista sudcoreano trova in questo caso una notevole profondità, riuscendo a trattare con la giusta delicatezza temi estremamente complessi, relativi alla caducità dell’esistenza e a cosa può significare essere felici. Il rapporto madre-figlia non è soltanto estremamente credibile, ma anche molto sentito e toccante, capace di mostrare al meglio quella girandola di sensazioni differenti che possono esserci all’interno delle relazioni famigliari. Tra momenti di puro affetto e altri legati a pressioni e sensi di colpa, Nowhere to Lay My Eyes lascia diverse cose su cui riflettere al termine della visione e rappresenta un tassello riuscito di quell’ampissimo mosaico che è il cinema di Hong Sang-soo. Piccola curiosità: il regista ha rivelato che lui e la troupe sono stati sull’isola di Jeju, luogo famoso per il suo clima imprevedibile, per dieci giorni e hanno girato il film soltanto in sei. Nowhere to Lay My Eyes è stato presentato in concorso al Locarno Film Festival, dove ha vinto i titoli per la miglior regia e per la miglior interpretazione, andato a Kim Min-hee.